La lucida follia di Di Battista &Co. che benedicono Maduro

Era inevitabile che due forze politiche, assolutamente diverse sotto molti punti di vista, prima o poi entrino in conflitto. Nel caso specifico di Lega e Movimento Cinque Stelle è addirittura una sorpresa che tale conflitto non sia esploso prima. La storia dirà se è stata una scelta positiva e fruttuosa per il Paese quella di Salvini di fare un Governo con i grillini pur di evitare l’ennesimo gabinetto imposto dall’UE e dalla massoneria mondiale. In attesa che la storia appunto si pronunci non si può che prender atto delle assurde simpatie di moltissimi grillini -molti oggi siedono in Parlamento!!!- per il sanguinario regime comunista prima di Chavez ed ora di Nicolas Maduro.

BERGOGLIO BENEDICE MADURO

E’ vero che quest’ultimo dittatore ha avuto la benedizione (in tutti i sensi)  di Bergoglio ma nulla giustifica la simpatia di Di Battista e Co. per quelle folli idee rivoluzionarie tipiche dei Paesi latinos. Ed ora, dopo i recenti sviluppi (recenti mica tanto: il regime comunista sta fiaccando la popolazione da anni!) che Venezuela chiama Italia,  da questa parte della cornetta non arriva alcuna risposta.

DI BATTISTA

 

Si sente, al massimo, litigare sullo sfondo. Si può rappresentare così, infatti,  lo scenario che si è delineato ieri, in occasione del secondo voto dell’Ue per poter prendere una posizione comune sul Venezuela, in rivolta contro il presidente Nicolas Maduro.

L’Italia è l’unico Paese membro che, dopo aver chiesto invano di rinviare la decisione, ha bloccato il voto. Di fatto l’Italia si è schierata con Maduro, non per la prima, ma per la seconda volta in una settimana. Una posizione abbastanza netta da indurre Maduro a ringraziare pubblicamente il nostro governo.

La protesta per il Venezuela, a Pescara

E’ bene, prima di tutto, chiarire un punto fondamentale. Quel che sta avvenendo in Venezuela non è un colpo di Stato, ma una procedura prevista dalla stessa Costituzione venezuelana. La vittoria del presidente Nicolas Maduro, con elezioni giudicate illegali e boicottate da tutti i partiti dell’opposizione, è riconosciuta solo da Maduro stesso e da una Corte Suprema palesemente pilotata. E’ perfettamente comprensibile come, la maggioranza dei Paesi dell’Organizzazione degli Stati Americani ed ora anche la maggioranza dei Paesi dell’Ue (e tante altre democrazie in tutto il mondo) riconoscano una situazione di vacanza del presidente, una in cui a prendere il controllo, ad interim, è il presidente dell’Assemblea Nazionale (il parlamento): Juan Guaidó. La crisi, dunque, non è un braccio di ferro fra Donald Trump (che comunque non esclude l’uso della forza) e Nicolas Maduro (appoggiato soprattutto da Russia, Cina, Turchia e Iran), ma un braccio di ferro istituzionale, causato da un vero e proprio golpe elettorale di Maduro e alimentato dalle misere condizioni in cui versa la popolazione dopo un ventennio di “Socialismo del XXI Secolo”, analoghe ai tempi del collasso dell’Unione Sovietica.

L’Ue avrebbe preferito trovare una soluzione di compromesso: voto entro otto giorni o riconoscimento del presidente parlamentare venezuelano. Ma questa posizione è diventata impossibile, appunto, soprattutto a causa del veto italiano. Così come ieri, l’Italia si è opposta ad ogni forma di “ingerenza”. L’Ue è stata dunque costretta (da noi) a procedere in ordine sparso. Il riconoscimento formale di Juan Guaidó è giunto da Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Portogallo, Svezia, Danimarca, Austria, Olanda, Repubblica ceca, Lettonia, Lituania, Finlandia, Belgio e Lussemburgo.
Il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano aveva rimproverato al presidente francese Macron di essersi mosso unilateralmente, con il suo riconoscimento del presidente del parlamento venezuelano, contro la linea europea. Adesso, però, è il governo italiano l’unico a non voler riconoscere la legittimità del nuovo presidente ad interim. Una linea che va anche contro gli auspici del presidente della Repubblica (italiana, in questo caso) Sergio Mattarella. La situazione nel Venezuela, dichiarava ieri il capo dello Stato: “richiede senso di responsabilità e chiarezza su una linea condivisa con tutti i nostri alleati e i nostri partner dell’Ue. Non ci può essere incertezza né esitazione: la scelta è tra la volontà popolare e la richiesta di autentica democrazia da un lato e dall’altro la violenza della forza”. In serata, da Palazzo Chigi, è stata diffusa una nota rassicurante: “l’Italia appoggia il desiderio del popolo venezuelano di giungere nei tempi più rapidi a nuove elezioni presidenziali libere e trasparenti, attraverso un percorso pacifico e democratico, nel rispetto del principio di autodeterminazione”.
Ma sullo sfondo si sentono le urla della lite in corso. Una lite fatta di dichiarazioni informali e fuori dai denti del vicepremier Matteo Salvini, che scalpita e fa di tutto per prendere le distanze dalle scelte dei colleghi di governo pentastellati. “Non stiamo facendo una bella figura. Finito il mandato di Maduro, dittatore rosso, entra in carica il presidente della Camera, Guaidó”. Salvini ha incontrato esponenti della comunità italiana in Venezuela: “Ho ascoltato tutti i problemi di una comunità che vive in un regime che affama e terrorizza. Mi hanno parlato di negozi vuoti, ospedali in difficoltà, di 7mila casi di tortura documentati, di legami con narcotrafficanti. E ci sono 160mila italiani residenti in Venezuela che sono alla disperazione. Mi sono impegnato a difendere e sostenere democrazia, diritti, libertà e lavoro”. Salvini si è impegnato così. Ma Alessandro Di Battista, esponente del Movimento 5 Stelle, ma non membro del governo (e dunque più libero di esprimere la linea politica del partito) risulta altrettanto impegnato sul fronte opposto, a difesa del regime di Maduro. Su Facebook, con un lungo post che riecheggia tutti i temi cari all’anti-imperialismo militante. “Firmare l’ultimatum Ue al Venezuela è una str… megagalattica. È lo stesso identico schema che si è avuto anni fa con la Libia e con Gheddafi. Identico. Qua non si tratta di difendere Maduro. Si tratta di evitare un’escalation di violenza addirittura peggiore di quella che il Venezuela vive ormai da anni. E mi meraviglio di Salvini che fa il sovranista a parole ma poi avalla, come un Macron o un Saviano qualsiasi, una linea ridicola”.
Matteo Salvini gli ha ovviamente risposto su Twitter: “Di Battista ignora e parla a vanvera: non solo milioni di venezuelani, ma anche migliaia di italiani soffrono da anni la fame e la paura imposti dal regime di sinistra di Maduro. Prima tornano diritti, benessere e libertà in Venezuela, meglio sarà per il popolo”. Parla “a vanvera” o sposa scientemente il modello Maduro? Appena un anno e mezzo fa, una delegazione pentastellata di cui faceva parte anche l’attuale sottosegretario Manlio Di Stefano, era andata a Caracas, non certo per condannare il regime. Agli italiani in Venezuela che lamentavano le misere condizioni in cui versava il paese, la grillina Ornella Bertorotta rispondeva: “Pensate che anche in Italia si sta male, ci sono tanti giovani senza lavoro a causa delle scriteriate politiche del governo Renzi, abbiate un po’ di empatia. E diciamo che ci sono anche cose buone in Venezuela come il programma di musica nelle scuole”. Nel primo programma del M5S per le elezioni del 2018 si leggeva anche: “In due convegni abbiamo presentato alla Camera dei Deputati il modello dell’Alba Bolivariana e quello dei Brics come possibili alternative per i Paesi dell’Europa del sud rispetto all’austerità, alla disoccupazione e alla crisi economica prodotte dall’unione economica monetaria e dal Washington consensus”.

Alba Bolivariana è precisamente il modello economico di Hugo Chavez, ereditato da Maduro: nazionalizzazioni, svalutazione della moneta “sovrana” e creazione di valute alternative controllate direttamente dalla politica, redistribuzione radicale delle proprietà, superamento della democrazia rappresentativa. “Dittatura socialista”, la definirebbe chiunque, ma Casaleggio, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera nel 2016, citava il Venezuela come esempio di “democrazia diretta”, perché mantiene l’istituto del “recall”, la possibilità di votare per richiamare il presidente. Con quanta libertà si voti, però, non è lecito chiederlo.

Fra Lega e Movimento 5 Stelle, dunque, non è in corso solo uno dei tanti screzi, su questa o quella riforma, su questa o quella opera pubblica. E’ in corso un braccio di ferro per una scelta di sistema. Perché, come una guerra fredda in piccolo, questa decisione di politica estera, con Maduro o con il parlamento venezuelano, è una scelta di campo ed i pentastellati hanno fatto capire sin troppo chiaramente da che parte stanno. Salvini non ci sta, ma intanto il governo di cui il suo partito è parte integrante blocca anche tutto il resto dell’Ue. E nel Parlamento europeo, la Lega, pochi giorni fa, si è astenuta, non ha votato contro Maduro.
Guaidó attende con pazienza che la corrente cambi, nel suo ultimo appello, di ieri, si dice in contatto con “forze governative” e dichiara di essere fiducioso del fatto che l’Italia prenderà presto la decisione giusta. Maduro, invece, dopo aver ringraziato l’Italia, decide di rivolgersi sempre a Roma, ma dall’altra parte del Tevere: ha scritto a Papa Francesco, convinto che lo appoggi, che lo aiuti a rilanciare il dialogo. Molto probabilmente non perché voglia dialogare realmente con l’opposizione, ma perché è convinto che il dialogo gli serva per prendere tempo e conservare il potere. Il Vaticano, contrariamente alla Chiesa venezuelana (esplicitamente dalla parte dei democratici), ha sempre mantenuto una posizione “per il dialogo” e non si è mai espresso una scelta di campo. Proprio come il governo italiano, ma senza i suoi litigi.

8 AGOSTO 2018 : ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI DON LUIGI STURZO

E’ l’anniversario della morte di don Luigi Sturzo, avvenuta in Roma nell’estate del 1959: l’anziano sacerdote aveva 88 anni essendo nato a Caltagirone, in provincia di Catania,  il 26 Novembre del 1871. E’ lui l’autore di queste parole. Le ha pronunciate nel maggio 1902. Eppure sono così attuali. Sentite:

STURZO - Giovane Sacerdote (2)

Non ci si deve meravigliare se oggi la società e la popolazione italiana non si adagia in nessuno dei partiti, non si sente rappresentata da nessuno di essi che pure “sventolano” la bandiera della giustizia sociale. La giustizia, nella sua essenza, manca.

COPERTINA VALTORTA

Ma essa – la giustizia- manca perché manca l’amore verso il prossimo; e questo amore non vi è, non vi può essere, perché manca l’amore verso Dio; e questo amore non vi è, né vi può essere, perché della religione se n’è voluto fare un rapporto solamente privato e di coscienza, e non sociale; la religione è stata esclusa dalla società.

Eppure la religione è un principio sintetico, che abbraccia tutti gli elementi della vita terrena per vivificarli con il  benefico soffio della moralità, per ordinarli ad un fine superiore, per elevarli con il carattere della soprannaturalità.

Il primo dovere dei sacerdoti e dei governanti è di vivere in grazia di Dio

Non abbiamo segnalato per tempo l’uscita di un libro che avrebbe invece meritato ampio spazio. Proviamo a recuperare a tale mancanza con una serie di articoli, In modo sintetico diciamo di che libro si tratta: è scritto da Giovanni Palladino ed edito da Rubbettino. Ed il titolo del libro è, davvero, tutto un programma: Il primo dovere dei sacerdoti e dei governanti è di vivere in grazia di Dio” . Il sottotitolo, poi, esplicita la natura e contenuti del volume : “Lo disse Gesù a Maria Valtorta. È il dovere più necessario per il bene di tutti”.

COPERTINA VALTORTA

Palladino ha fatto un lavoro veramente meritevole, un lavoro utile e direi necessario se non addirittura urgente: avendo una profonda conoscenza di due grandi figure del Novecento – Don Luigi Sturzo e Maria Valtorta – ha riportato alcuni passi di loro scritti, che sono per entrambi, Sturzo e la Valtorta, numerosi e vasti (sterminati, quasi) quei passi nei quali viene detto in modo chiaro, esplicito quanto annunciato nel titolo (Il primo dovere dei sacerdoti e dei governanti è di vivere in grazia di Dio”) .

E mai come in questo caso il libro mantiene le promesse del titolo: fin dalle prime pagine si entra subito nel vivo. Anche chi non avesse mai sentito parlare di Maria Valtorta comprende subito di trovarsi di fronte ad una persona nei cui scritti c’è “il dito di Dio”.

Ed ecco che si capisce l’ammonimento del titolo: vivere in Grazia di Dio è non solo un “generico” dovere di ogni battezzato e massimamente per un governante e soprattutto per un Consacrato. No, è il “primo” dovere. Dovere ineludibile. La condicio sine qua non per bene operare: nel Sacerdozio e nella politica. Questo dice il Cielo attraverso Maria Valtorta. E questo ha detto Don Luigi Sturzo (1871-1959) con la sua vita. Che è stata quella di un politico –e che politico!- ed è stata quella di un Sacerdote. Un sacerdote santo: procede spedita la sua Causa di Beatificazione. (Vedi QUI)

Ecco, come primo articolo ci fermiamo qui. Ma come detto contiamo di tornarci presto: il libro lo merita ma soprattutto lo meritano Sturzo e la Valtorta perché il loro “grido” non resti inascoltato.

COPERTINA VALTORTA

GIOVANNI PALLADINO, “Il primo dovere dei sacerdoti e dei governanti è di vivere in grazia di Dio”. Lo disse Gesù a Maria Valtorta. È il dovere più necessario per il bene di tutti” , Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (Catanzaro) 2018, pp.88, euro 10.

 

Di seguito viene riportato il video di una parte della Presentazione del libro, avvenuta in Roma il 23 Giugno scorso: è l’intervento di Emilio Pisani, presidente della “Fondazione Maria Valtorta Cev onlus”. Il Cev  (Centro Editoriale Valtortiano) ha pubblicato –e tuttora pubblica- gli scritti di Maria Valtorta.

A proposito di Inps, pensioni e legge Fornero

Volentieri pubblichiamo un interessante intervento di Giovanni Palladino, economista e sturziano di chiara fama (ed a 18 karati, aggiungiamo) che tratta di Inps e pensioni. E’ una lettura della cogente attualità con un utile ed acuto sguardo al passato. Buona lettura.

INPS targa

 

Siamo giunti alla “famigerata” legge Fornero per una lunga serie di errori (previsioni e calcoli sbagliati) fatti a partire dal 1969 dai governi di centro-sinistra e dai sindacati, che sino al 1994 avevano il “diritto” di nominare un loro massimo dirigente al vertice dell’Inps.

Poi rinunciarono ad avere questo incredibile “diritto”, che equivaleva a mettere le volpi a guardia del pollaio, con il risultato di vederlo svuotato di galli, galline e uova. Con la riforma Dini del 1995 le “volpi” hanno così ceduto il loro posto ai “tecnici”, che da oltre 20 anni stanno cercando di risanare il “pollaio”, ma il compito non è facile in mancanza di una politica economica di supporto allo sviluppo delle imprese e del lavoro produttivo.
L’esito fallimentare era facilmente prevedibile con un Parlamento di manica larga non solo per i parlamentari, ma anche per i sindacati: scandalosa l’approvazione della legge Mosca (nomen omen), che regalò migliaia di pensioni a sindacalisti e a lavoratori delle coop rosse, che negli anni ‘50 e ’60 non avevano mai versato i contributi, essendo pagati in nero. Per non parlare delle centinaia di migliaia di pensioni di “giovinezza” e della pessima gestione clientelare degli immobili degli enti di previdenza pubblica e privata.

L’ottimo lavoro (per loro e per la loro clientela) dei “guardiani del pollaio” ha dapprima costretto a un graduale aumento dei contributi sociali, sino ad arrivare al record mondiale del 33% (di cui oltre tre quarti a carico delle imprese), e poi ai progressivi tagli, non ancora terminati con la legge Fornero, perché ora è in arrivo la legge Di Maio (riduzione delle cosiddette pensioni d’oro).

non vivrai di solo inps
Nel 2000 ho scritto con il Prof. Flavio Felice un libro (“Non vivrai di solo Inps”), nel quale denunciavamo gli errori e gli orrori compiuti in Italia dalla “cultura” previdenziale dei governi di centro-sinistra e dei sindacati. E suggerivamo di ridurre gli oneri sociali (per ostacolare il lavoro in nero), favorendo lo sviluppo della previdenza privata con generosi incentivi fiscali, anche per alleggerire il peso delle imposte sulle famiglie. La legge sui fondi pensione privati fu poi approvata, ma con incentivi fiscali minimi. Risultato: il loro sviluppo è ancora modesto.
Tuttavia con la nuova idea dei PIR la situazione potrebbe migliorare.Nel frattempo l’economista Martin Feldstein (vedi il Corriere della Sera di ieri) scrive: “Allarme a Washington, nel 2034 niente soldi per le pensioni”. Pochi sanno che con oneri sociali pari al 12,4% (di cui solo la metà a carico delle imprese), negli Stati Uniti si pagano pensioni pubbliche in media uguali alle nostre, ma con tre grandi differenze: costano molto di meno,sono pagate senza pesare sul debito pubblico e per il 60% dei lavoratori sono integrate da un generoso sistema di previdenza privata, che ha il grande merito di ridurre il peso delle tasse e di contribuire al finanziamento dell’economia reale. Nel 2034 il fondo della “social security” minaccia di azzerarsi (da noi è già azzerato da oltre 40 anni, perché ha sempre bisogno dell’aiuto dei soldi provenienti dai titoli di Stato) e si sta preparando la cura: aumento dei contributi sociali, ma anche aumento degli incentivi fiscali per le pensioni private, incentivi già molto generosi. Negli Usa in campo previdenziale vale il principio: aiutati che lo Stato ti aiuta. È un principio da importare in Italia, se vogliamo avere nel pollaio dell’economia reale galli, galline e uova.

servirelitalia logo

 

Il presente articolo, di Giovanni Palladino, è stato pubblicato in data odierna, lunedì 16 luglio 2018, col titolo originario “LE VOLPI A GUARDIA DEL POLLAIO” e costituisce la Newsletter “ILFlash” n. 179 che viene redatta dal Movimento Sturziano “Servire l’Italia”  (sito ufficiale QUI) di cui Palladino è Segretario Generale.

Per accedere all’archivio completo di “ILFlash” CLICCA QUI.

 

FITTO, SCELTA CIVICA E TWITTER

Insopportabili gli “screenshot” (e soprattutto insopportabili quelli che, appena scoperto come si fa, lo fanno praticamente h24) ma in questo caso serve per documentare lo stato confusionale di quel “partito” (diciamo così) che fa riferimento a Raffaele Fitto, quello che qualche anno fa era considerato l’erede naturale di Berlusconi e quindi destinato a governare Forza Italia, Centrodestra e, ca va sans dire, l’Italia. 

scelta civica

Senza voler infierire -e quindi glissando sul fatto che questo partito ha cambiato nome tre o quattro volte in meno di tre anni (una buona media, no?)- e senza ricordare che lui, il cattolico democristiano doc, ha creato tutti questi partitini -con viaggi in Usa inclusi- col libertino ateo radical pannelliano Capezzone.

E quindi al leader di DC, CDU, UDC, FORZA ITALIA, CONSERVATORI E RIFORMISTI, DIREZIONE ITALIA, NOI CON L’ITALIA (e ce n’è sicuramente sfuggita qualche sigla o sigletta locale, tipo “La Puglia prima di tutto” che usava per i suoi scagnozzi locali in quella terra falcidiata dalla criminalità e corruzione) il nostro riverente saluto. Tenga duro, arriverà la pensione e potrà riposarsi dopo decenni di durissimo lavoro.

 

Improcrastinabile la nascita di un partito sturziano

Mai creduto nel valore “salvifico” della politica o, peggio, di un partito. E passi che ci abbiano creduto, per lunghi decenni,  milioni di comunisti (qualcuno ci crede pure oggi) ma noi cristiani cattolici proprio no: è Cristo il Salvatore del mondo, l’unico Salvatore del mondo, “ieri, oggi e sempre”.

scudo ppi

Quindi guardiamoci da certe tentazioni di “risolvere tutto” con l’azione politica, con la militanza nei partiti, con l’impegno in tale ambito. Sono cose buone ed utili ma ricordiamo che “invano fatica il costruttore se il Signore non costruisce la casa”. E pertanto guai a mitizzare uomini politici, ideologie, partiti. Se dico questo è perché, purtroppo, ciò avviene. E non è il caso di fare esempi: siamo reduci da una sconclusionata campagna elettorale dove abbiamo visto settarismi assolutamente inopportuni –anzi: sbagliati- per dei cattolici.

Senza nessun messianismo crediamo che sia il caso di unire, in qualche modo, l’azione di singole persone che credono fortemente nei valori della vita, della famiglia, del matrimonio (Sacramento) indissolubile, del bene comune, della libertà di educazione e della libertà di religione da cui dipendono tutte le altre libertà.

Quest’ultima era una ferma convinzione di don Luigi Sturzo che, per quanto egli si ritenesse un Sacerdote (e “non un politico”, diceva) resta indiscutibilmente il più grande uomo politico che l’Italia abbia avuto.

Sturzo sorridente

Ogni attività di aggregazione di uomini e donne che credono nei principi non negoziabili e che vogliano portarli nelle Istituzioni (dai Consigli Comunali al Parlamento nazionale) non può prescindere da Sturzo.

La dimostrazione di questo è data da un fatto storico: la Democrazia Cristiana è andata in crisi (e poi miseramente crollata, fallita) proprio perché ha ritenuto di poter fare a meno dell’insegnamento e dell’esempio sturziano.

Il partito popolare di Sturzo resta ancora oggi un modello, un esempio e la via da seguire. Tutti sappiamo che Sturzo non ha voluto mai “un partito confessionale” ma questa cosa è diventato uno “slogan” attraverso il quale si è scristianizzata anche la politica ed anche la diccì. Basterebbe leggere gli scritti di Augusto Del Noce, di Eugenio Corti, di Giancarlo Morra oltre che gli ammonimenti che lo stesso Sturzo indirizzò alla Democrazia Cristiana finché ha avuto fiato.

Infine una raccomandazione molto importante: va di moda lo slogan “né destra né sinistra” (un partitino lo ha riusato in questa campagna elettorale. Coi risultati che tutti sappiamo). Quello del “centrismo assoluto” è una favola: ero giovane universitario quando l’agonizzante diccì si divideva (come ricorderete nacquero il PPI ed il CDU : entrambi oggi morti e sepolti) e, come si dice, volavano gli stracci mi colpì un manifesto con la quale il PPI inondò le città: “né destra, né sinistra: il Veneto è popolare”. Sappiamo poi come finì: il PPI aderì all’Ulivo dossettiano (già allora modernista e pertanto eretico. Eretico senza virgolette)  e dopo vari cambi di nome confluì nel PD che è l’erede diretto del PCI.

Per la cronaca il Segretario Regionale della DC veneta (e poi del PPI) era Maria Rosaria Bindi, detta anche Rosy. Che non è propriamente una sturziana e neppure, diciamolo, una persona in linea col Magistero della Chiesa (fu lei, tra le altre cose, a parlare dei “Dico” sulla scia dei “Pacs” francesi. Come dire: prima della Cirinnà fu una donna della diccì –peraltro, mi dicono, una Consacrata. Come lo era Scalfaro, come lo era Dossetti, come lo era Buonaiuti, come lo era Murri- a prefigurare le unioni omosessuali. Vogliamo perseverare nello stesso errore? Io no. Io credo che debba nascere un partito popolare, un partito popolare sturziano.

cosimo de matteis

Ora i laicisti di Forza Italia hanno rotto le scatole

La misura è davvero colma. Non ne possiamo davvero più. Evitiamo di scendere nel personale ma è evidente che ci riferiamo a quell’ala -tutt’altro che minoritaria, anzi!- dentro il partito fondato da Berlusconi che si rifà ad un laicismo talora sfrenato: socialisti, liberali libertari (non liberali alla Sturzo, per intenderci), libertini, repubblicani, fanatici animalisti, poco di buono -ex soubrette o carrieriste senza nessuno scrupolo-  che si trovano lì per ragioni misteriose.

animalisti

Basta, non hanno niente a che fare con noi. Un partito davvero di plastica, senza democrazia interna, che fa della “libertà di coscienza” (mai espressione è più ambigua di questa in politica) il suo “manifesto” e la sua “bandiera”. Ci riesce arduo comprendere come facciano a resistere lì dentro persone più che degne e soprattutto ineccepibili sul piano della moralità! Per esempio Maurizio Gasparri.

Ora basta: questo partito, destinato all’implosione ed a lotte intestine (che manco le peggiori “famiglie allargate” che si scannano fra fratellastri e matrigne) non ha nulla a che spartire con il popolarismo e col cattolicesimo politico. Siamo stufi dei Galan, dei Verdini, dei Martino, dei Prestigiacomo, dei Biancofiore, dei Santanchè,  dei Cosentino, dei Brunetta, dei Tajani, dei Taradash, dei Caldoro, dei Bernini, dei Capezzone, dei Frattini, dei Draghi, dei Monti e di quella coi capelli rossi tinti che bacia le bestie o di quella campana cogli occhi allucinati. Per non parlare di Nicole Minetti.

Giorgia Meloni prenda in mano la situazione e, con la Lega, guidi il centrodestra italiano che è ampiamente maggioranza nel Paese. Se si votasse oggi FI avrebbe i voti che un tempo avevano i due partiti più massoni (Radicali più PRI) ossia il 4,9

uniti

GRANDE VIKTOR ORBAN : L’ITALIA E’ CON TE

Verso un Partito Popolare Europeo autenticamente “popolare”!

Verso una Europa CRISTIANA!!!!

Il Bene vincerà

Nell’esprimere somma gioia e grande soddisfazione per la NETTA vittoria del Presidente Viktor Orban e del suo partito Fidesz (clicca qui per i RISULTATI)  ci congratuliamo con il popolo ungherese che, ancora una volta ci offre un grande esempio di civiltà, di intelligenza, di lungimiranza, di senso pratico.

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Ed inoltre: come non vedere che, nonostante la orribile scristianizzazione che i satanici poteri forti -mondiali ed europei- stanno attuando il popolo magiaro resta fermo nelle sue radici cristiane e fieramente cattolico? Come ignorare tutto ciò?

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Ed allora: köszönöm amici ungheresi. Che la vostra vittoria  ed il grande trionfo del cattolico Orban sia di buon auspicio anche per la nostra Italia e sia di stimolo e di esempio per tutti gli uomini di buona volontà di tutta l’Europa!

cosimo de matteis

POSTILLA: Come trascurare, inoltre, il garbato modo di festeggiare e di condividere col suo popolo la vittoria? Guardate questa foto:…

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Lettera breve all’Onorevole Renato Brunetta

Gentile Ministro Brunetta,

Ella è insopportabile. Ci scusi se glielo diciamo, sperando di non offenderla. Crediamo anche che non sia una novità per lei: il suo temperamento è ben noto almeno nella vita pubblica che è l’unica che conosciamo perché è in tv che la vediamo. Sicché non si sorprenderà di quanto le diciamo sebbene, ripetiamo, ci duole dirglielo in tal modo un po’ brutale.

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“Si, sono di sinistra anch’ io, perché sono socialista. Confermo tutto. Sono di sinistra” (clicca qui)

La questione però va ben oltre le nostre miserabili antipatia. Lei sta dividendo il centrodestra. Ed in virtù di due ragioni che non condividiamo.

Comprendiamo la sua avversione a Salvini e probabilmente anche alla signora Meloni ma, caro Ministro, se ne faccia una ragione. Gli italiani che votano centrodestra sono distanti anni luce dal suo socialismo. Lo professi pure, ci mancherebbe. Lei ha il suo rispettabilissimo curriculum, un prestigio accademico. E chi osa metterlo in discussione. Ma, ripetiamo: il centrodestra la vede come un “estraneo” e, forse, lo è. Vede signor Ministro,  molti noi elettori del centrodestra vediamo con fastidio le aggressioni laiciste che personaggi come la Brambilla, la Prestigiacomo e, in passato, Galan, Martino, Ghedini, Verdini e molti altri. Anche lo stesso Fini, in fondo, si è palesato come totalmente estraneo e distante da noi. Di più: avversario, nemico.

Noi siamo cattolici, signor Ministro. E lei cerca l’accordo col Pd? Questo per dire, in modo rozzo, le ultime sue “uscite”. Ci scusi se abbiamo osato ma davvero crediamo molto in Giorgia Meloni e la sua visione di Centrodestra che è simile a quella di Salvini, di Maurizio Gasparri. E di milioni di italiani che l’hanno votato.

Fondate una nuova cosa socialista, presentatevi alle elezioni e vediamo quanti voti prendete.

INSIEME AL COLLE

Importante segnale di unità quello che viene da Matteo Salvini e che coinvolge l’intero Centrodestra ossia la coalizione vincente le Elezioni. Il leader della Lega ha annunciato che alle consultazioni col Presidente della Repubblica Mattarella per la formazione del nuovo Governo intende che si vada uniti (CLICCA QUI)
SALVINI PRENDE LO SCETTRO DEL CENTRODESTRA, TENSIONE IN FI