GIOVANNI PALLADINOIl nuovo sito di ILEF è partito da pochi giorni e già produce i suoi primi risultati positivi con l’auspicata maggiore partecipazione dei nostri iscritti alla vita del partito. Il socio Cosimo De Matteis di Brindisi ci ha segnalato ieri uno stupendo articolo del 2008 di Oscar Giannino (che qui portiamo all’attenzione di tutti i nostri lettori). Grazie alla costruttiva Assemblea ILEF di Caltanissetta del 25 novembre scorso abbiamo poi acquisito una nuova preziosa adesione nella persona del Dr. Alfio Petrullo, il quale – sfruttando il bello della rete (comodità e velocità di comunicazione) – ha inviato all’Avv. Andrea Ventimiglia (socio sostenitore di ILeF) un interessante messaggio, che desidero sia letto da tutti i nostri soci.

Ma non c’è solo IL BELLO nella rete, ci deve anche essere L’UTILE, nel senso che il sito può aiutarci ad allargare molto la base dei nostri soci e simpatizzanti. Nel 2012 non ci siamo riusciti. Vi ricordo il mio “appello” del 13 maggio scorso a Roma:
“Attenti ai mali passi !” ammoniva don Sturzo negli anni 50, rivolgendosi al mondo politico. Purtroppo i “mali passi” sono stati fatti e oggi dobbiamo ripartire anche dal suo insegnamento, che è di una straordinaria modernità e merita di essere attuato, pur se con i necessari aggiornamenti, essendo già passato più di mezzo secolo da allora. La sostanza del pensiero sturziano – che si riallaccia al pensiero degli economisti canonisti del Medio Evo come S. Antonino da Firenze e S. Bernardino da Siena, al pensiero di Antonio Rosmini, al pensiero della dottrina sociale della Chiesa e al pensiero di straordinari liberali e statisti come Einaudi e Adenauer – resta un punto di riferimento indispensabile per chi vuole “corazzarsi” di spirito di servizio e di spirito di giustizia nel fare politica.

Per realizzare questo grande obiettivo, abbiamo bisogno che entro i prossimi mesi aderiscano al partito diverse migliaia di persone qualificate. Tutto dipende da noi. In questa sala siamo in 150. Se ciascuno di noi riuscisse nei prossimi giorni a portare nel partito 5 nuovi soci di qualità, avremmo già 750 soci in più. Se entro il 30 giugno ciascuno di questi nuovi soci riuscisse a convincere altre 5 persone qualificate a entrare in ITALIANI LIBERI E FORTI, avremmo 3.750 soci in più. ”

Purtroppo è stato un “appello” non accolto. Ora disponiamo di un sito meglio organizzato e più efficiente, ideato e curato a Roma da un gruppo di giovani e meno giovani, che qui desidero ringraziare per l’ottimo lavoro svolto: Marco Cecchini, Alessandro Corona, Matteo Ferretti, Marcello Figuccio, Marco Ruopoli, Gian Paolo Vitale e Gianfranco Zucchi.

Altri preziosi supporti ci verranno certamente dai siti periferici di ILEF. Desidero poi ringraziare anche il Prof. Alessandro Corneli, noto politologo e membro del Comitato Tecnico Scientifico di ILEF, per averci messo a disposizione i contenuti del suo sito “grrg.eu”, che sarà collegato in link con il nostro e che potrà fornirci una piattaforma dalle grandi prospettive.

Il mio augurio è che il popolo di ILEF possa “esplodere” in quantità e qualità nel 2013.

Giovanni Palladino

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“Fermare il declino” – acronimo FID – è un movimento politico nuovo di zecca che ha tra i suoi fondatori il giornalista ed economista torinese Oscar Giannino. Non è un mistero che IleF – Italiani Liberi e Forti guarda a FID come un potenziale alleato in vista delle prossime Elezioni politiche. Ed io sposo in pieno tale ipotesi. Di Giannino ho ritrovato un suo vecchio articolo: è una riflessione sul Natale e poiché siamo oramai a pochi giorni da tale grande Solennità ho pensato di pubblicarlo.
Cosimo De Matteis

IL MIO NATALE LAICO
di Oscar Giannino

Sono cresciuto sotto una madre per la quale la Messa della Natività contava più di ogni altra cosa nella vita. Con una sola eccezione, naturalmente, quella della Pasqua di Resurrezione. Nella mia vita, più mi sono inoltrato sul cammino dell’esperienza, meglio ho capito come e quanto fosse radicalmente sbagliata la ricercata e deliberata estraneità che per posa avevo rispetto a mia madre e alla sua educazione, in realtà l’avevo – sia pur inconfessatamente – rispetto all’evento che ha cambiato la storia.
Ciò che mi ha fatto definitivamente mutare non idea, ma consapevolezza di un’idea e di un atteggiamento che in lunghi anni era sostanzialmente cambiato, è ciò che da anni contraddistingue i “miei” Natali. Fuori dalla redazione dei giornali in cui lavoro, dal rincorrersi delle agenzie e delle notizie, dalle frenetiche letture di “papers” e serie di dati per comprendere meglio e cercare di spiegare agli altri quel che avviene in Italia e nel mondo, oggi nel pieno di una crisi finanziaria ed economica di quelle che si vedono una volta nella vita.
Sono stati i malati e la sofferenza a farmi capire ciò che mia madre aveva insegnato con l’esempio al recalcitrante figlio non laico, ma laicista e anticlericale. Negli anni, non solo la mia esperienza di malattia, ma assai più l’assistenza volontaria ai terminali, spesso giovani, e le notti passate con loro interrogandosi sull’esistenza in vita e sul valore e il significato del nostro essere carne e cuore, mi ha riportato in maniera sempre più insistente a ciò che in gioventù mi era sembrato solo un libro da analizzare in punta di filologia e di fonti testuali comparate. E che ora è grandezza di Chi si è fatto carne per aprirci al nostro compito d’amore.
Anche quest’anno sarà così, anche se solo per poche ore. Dacché va meglio per me, infatti, faccio i conti di ciò che mi manca nel cuore, quando passavo tutte le notti in trattamenti e ne approfittavo per stare con chi poi aiutavo fino alla fine. Spesso, sempre più spesso, mi chiedevano di parlare di Lui.
La sofferenza sofferta di persona è una delle chiavi più banali per la riscoperta del senso. Fatemi dunque grazia di non dedicare a questo più di quel che ho già detto, perché io son qui a dirlo, e chi non c’è più mi è stato molte volte, nella mia esperienza, superiore nel cuore e negli atti concreti. Tempo fa, in una notte di Natale tra quelle che non dimentico, mi è capitato di scoprire grazie a uno studente ricoverato un testo che mi è sempre sembrato di una essenziale utilità, da quel momento in avanti. Non è molto conosciuto, è il “De diligendo Deo” di Bernardo di Clairvaux.
Per Bernardo sono quattro i gradi sostanziali dell’amore. C’è l’amore di se stessi per sé, nel senso più carnale ed egotico del termine, diciamo l’amore prevalente, nella modernità destrutturante e spesso diradicante in cui viviamo.
C’è poi l’amore di Dio per sé: quello che prova nel nostro mondo laicizzato un sempre minor numero di persone, perché è l’amore per la potenza assoluta di Eloim Sabaoth, il signore degli eserciti dell’Antico Testamento. Io mi ci sono fermato molto, a questa tappa, per il fascino dell’Antico Testamento e dell’Alleanza con il popolo ebraico.
Ma ammettiamolo, nel retaggio cristiano rispetto a questo secondo è assai più forte la presa del terzo tipo d’amore, quello verso Dio per Lui, inteso come ente e forza infinita d’amore.
Ma il quarto grado è quello che solo ci restituisce all’esperienza vera dell’essere nostra carne, rispetto al Figlio che si fece carne per noi: l’amore verso noi stessi, ossia il prossimo, come uomini e donne, ma amore che ci dobbiamo attraverso e per Dio, come testimonianza ed espressione dell’insegnamento e del sacrificio del Cristo. Questa quarta forza d’amore sarebbe per me insegnamento obbligatorio da riservare ai banchieri e finanzieri, nel mondo d’oggi, per riflettere sul disastro che hanno creato dimenticando l’uomo. Ai malati, è molto più facile capirlo.
È questo il mio Natale laico, di chi si cerca nell’altro per non perdere ciò che Lui ci ha dato.

(l’articolo di Oscar Giannino è apparso su “il Sussidiario.net” il mercoledi 24 dicembre 2008 con il titolo “Il mio Natale laico”)

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