Il nuovo (anzi: nuovissimo) Sito di ILEF-Italiani Liberi e Forti ha pubblicato un articolo davvero interessante di Marco Cecchini. Traendo spunto dal Messaggio per la XLVI Giornata mondiale della pace che Benedetto XVI ha reso pubblico nei giorni scorsi Cecchini sviluppa un articolato ragionamento che si snoda attraverso riflessioni di carattere sociologico ed economico con interessanti spunti di riflessione etica. Veramente tutto da leggere pure per la opportuna riproposizione del pensiero sturziano sul delicato tema dei conflitti bellici internazionali ed il modo (e/o la volontà) di risolverli. Ne emerge la conclusione che la pace non rappresenta una utopia, naturalmente a certe precise condizioni:

COLOMBA DELLA PACE

“La pace non è un sogno, non è un’utopia: è possibile”. Con questo messaggio Benedetto XVI ha voluto introdurre la celebrazione della XLVI giornata mondiale della pace fissata per il 13 gennaio 2013.Le parole del Papa, ispirate dal versetto del discorso della montagna del Vangelo di Matteo “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”, sono una puntuale riflessione sulle responsabilità dell’uomo nel mondo moderno, sul ruolo da assumere nei confronti dei grandi cambiamenti che ci vedono coinvolti e che agiscono ormai a livello mondiale: “In effetti, i nostri tempi, contrassegnati dalla globalizzazione, con i suoi aspetti positivi e negativi, nonché da sanguinosi conflitti ancora in atto e da minacce di guerra, reclamano un rinnovato e corale impegno nella ricerca del bene comune, dello sviluppo di tutti gli uomini e di tutto l’uomo”.

La “mentalità egoistica e individualista espressa anche da un capitalismo finanziario sregolato”, unita al terrorismo, alla criminalità internazionale e a “quei fondamentalismi e quei fanatismi che stravolgono la vera natura della religione”, rappresentano i maggiori ostacoli per una convivenza civile e armoniosa tra i popoli.Ricordiamo a tale proposito uno dei testi fondamentali di don Luigi Sturzo, “La comunità internazionale e il diritto di guerra”, in cui viene esposta una teoria politica volta all’eliminazione della legittimità della guerra da parte dello Stato, con l’obiettivo della scomparsa di tutti i conflitti armati in vista di una pacifica convivenza dei popoli.

Pubblicato nel 1954, questo testo, per le sue considerazioni e le previsioni sullo sviluppo storico-politico delle nazioni, si rivela sorprendentemente attuale, a dimostrazione della modernità del pensiero del sacerdote di Caltagirone.L’idea di base del testo consiste nel passaggio dalla divisione in singole nazioni, che a causa dei loro interessi scatenano le guerre, alla creazione di una comunità internazionale avente come obiettivo principale il bene comune. La creazione di reti economiche mondiali tra i popoli renderebbe lo strumento della guerra assolutamente inutile, anzi dannoso in quanto rappresenterebbe un ostacolo per il corretto funzionamento delle connessioni economiche globali: “Così sarà nell’avvenire per gli stati civili, allorché la solidarietà economica sarà divenuta una ragione politica della loro intesa e dei loro vincoli. Il cammino non è breve né facile, ma gli elementi iniziali sono già un dato acquisito”.

UN GIOVANE STURZO ALLA SCRIVANIA

Il punto fondamentale della teoria sturziana consiste nella necessità che tali cambiamenti debbano avvenire sotto la guida di una morale che responsabilizzi le varie parti in gioco: “Mai le sole forze economiche o i soli propositi politici hanno potuto influire sulla psicologia dei popoli senza il pungolo, la spinta e l’aiuto delle forze morali. Queste trasformano le stesse attività economiche e politiche, elevandole ad un ordine superiore e dando ad esse l’impronta della propria grandezza”.

È esattamente lo stesso concetto espresso nel messaggio del Papa, il quale ha affermato: “Nell’ambito economico, sono richieste, specialmente da parte degli Stati, politiche di sviluppo industriale ed agricolo che abbiano cura del progresso sociale e dell’universalizzazione di uno Stato di diritto e democratico. È poi fondamentale ed imprescindibile la strutturazione eticadei mercati monetari, finanziari e commerciali; essi vanno stabilizzati e maggiormente coordinati e controllati, in modo da non arrecare danno ai più poveri”.Al contrario, negli ultimi anni abbiamo assistito a uno sviluppo politico ed economico selvaggio e incontrollato, nella totale assenza di un’etica che costituisca il punto di riferimento imprescindibile per la convivenza pacifica dell’umanità.

La “comunità globale” auspicata da Sturzo è ormai diventata una realtà, ma i problemi e i conflitti sono rimasti drammaticamente presenti.Da qui l’impegno richiesto dal Pontefice da parte di tutti i cittadini: “Per uscire dall’attuale crisi finanziaria ed economica – che ha per effetto una crescita delle disuguaglianze – sono necessarie persone, gruppi, istituzioni che promuovano la vita favorendo la creatività umana per trarre, perfino dalla crisi, un’occasione di discernimento e di un nuovo modello economico”.

Le istituzioni culturali, scolastiche ed universitarie hanno una responsabilità particolare per la realizzazione della pace: “Da queste è richiesto un notevole contributo non solo alla formazione di nuove generazioni di leader, ma anche al rinnovamento delle istituzioni pubbliche, nazionali e internazionali”.Così come affermato dal Papa, anche per Sturzo il dato fondamentale da cui partire per realizzare il cambiamento è la “convinzione” che la pace sia realmente possibile: “si incomincia a comprendere che può attuarsi un’organizzazione internazionale reale e stabile e gli occhi si volgono verso questo punto idealizzato. (…) Ma quando l’ideale dell’abolizione della guerra è stato legato ad un’organizzazione internazionale pratica, allora è passato dal campo dell’utopia a quello delle possibili realizzazioni parziali, fino ad intravvederne la realizzazione completa”.

benedetto sedicesimoUn’ultima considerazione: nell’analisi storico-politica di Sturzo, risulta evidente che le forze avverse alla creazione di una struttura internazionale sono proprio quelle interne alle nazioni, le quali, mosse da istinti egoistici e di supremazia sulle altre, “odiano la concezione di un superstato che, secondo essi, attenta alla sovranità di altri stati, ai diritti della nazione, alla propria personalità politica; credono che la guerra sia uno strumento indispensabile e insopprimibile di grandezza e di sicurezza nazionale”.È la stessa conclusione a cui giunge il filosofo e linguista di fama internazionale Zvetan Todorov, il quale nel suo ultimo libro “I nemici intimi della democrazia” (Garzanti, 2012) considera come il sistema democratico, dopo aver trionfato sui suoi “rivali” – i totalitarismi sia di destra che di sinistra crollati nel secolo scorso – stia affrontando una forte crisi causata da strutture interne ad esso e ad esso collegate, come il neoliberismo estremo e la sua controparte sociale, l’individualismo illimitato.

Il filosofo bulgaro, vincitore del Premio Dialogo tra i continenti nel 2007, afferma che la totale mancanza di una visione morale ha causato la degenerazione del sistema democratico, permettendo inoltre l’utilizzo dell’azione di guerra come mezzo per “esportare” la sua personale idea di civiltà. Da qui il concetto di “guerra preventiva”, ossia dalla presunzione causata dalla convinzione di rappresentare il solo e unico punto di riferimento, non considerando la necessità di assoggettarsi a princìpi superiori, come risulta dalla lezione sulla Grazia di sant’Agostino ricordata da Todorov.

Il pensiero di Sturzo si ripresenta dunque in tutta la sua modernità e urgenza, indicandoci la possibilità per la creazione di un mondo migliore: la soluzione non può che avvenire attraverso una presa di coscienza etica, per combattere l’emergere di quella mentalità “egoistica e individualista” già citata da Benedetto XVI, con le cui parole vogliamo lasciare l’ultimo spunto di riflessione al lettore: “Emerge, in conclusione, la necessità di proporre e promuovere una pedagogia della pace. Essa richiede una ricca vita interiore, chiari e validi riferimenti morali, atteggiamenti e stili di vita appropriati. Difatti, le opere di pace concorrono a realizzare il bene comune e creano l’interesse per la pace, educando ad essa”.

Marco Cecchini

(articolo pubblicato col titolo originario “La pace non è un’utopia-La lezione di Sturzo e il messaggio di Benedetto XVI)

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