Riportiamo le riflessioni di Sandro Diotallevi a seguito dello scritto di Angelo Guerrera del ILFLASH n. 67 del 1° gennaio 2013: “Neocentrismo e vecchie iniquità” e da noi pubblicato (per leggerlo cliccare sul link seguente: https://liberiefortibrindisi.wordpress.com/2013/01/02/monti-fu-vera-gloria/ ). L’Avvocato Diotallevi, della Direzione Nazionale, è Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico di Italiani Liberi e Forti

Alessandro DiotalleviPresidente del Comitato Tecnico-Scientifico di Italiani Liberi e Forti
Alessandro Diotallevi
Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico di Italiani Liberi e Forti

AI NOSTRI POLITICI DA QUATTRO LIRE
di Sandro Diotallevi

Caro Angelo ,  auguri in primo luogo e, poi, complimenti per la tua riflessione. Ferma e semplice e
comprensibile. Peccato che tutti insieme non si riesca a trovare la chiave di un raccoglimento comunitario
che ci metta in grado di essere politicamente significativi. Delle cose che scrivi, tutte meritevoli di
considerazione, ne estraggo un paio per un brevissimo commento.
Si, la cancellazione assolutoria dei debiti delle amministrazioni locali mantiene in circolazione una leva di
amministratori incapaci e, talvolta, imbroglioni. Se ne avessimo i mezzi, dimostreremmo che si tratta di
coloro che vincono le scandalose pseudo primarie democratiche o, nella destra berlusconiana, leghista e
storaciana sguazzano nelle pubbliche finanze con i rimborsi delle spese dei loro vizi. Per certo li
troveremo nel prossimo Parlamento, impegnati a fare nuove leggi assolutorie per se stessi e per i loro
simili. La battaglia dell’incandidabilità di chi provoca danni ai cittadini scaricando su di loro il debito
pubblico accumulato equivale a quella contro la corruzione, l’evasione fiscale e i conflitti di interesse.
Facciamola!
Sugli inasprimenti fiscali, mi trovo a riconoscermi strettamente nella nostra Costituzione. Il sistema
fiscale è progressivo. Non si possono stabilire gabelle ad hoc su questa o quella categoria, pena le
dichiarazioni di incostituzionalità, in Italia come in Francia.
Alla base della pregiudiziale di coesione di uno stato democratico c’è l’ordine equo e solidaristico della
giustizia fiscale.
Ai nostri politici da quattro lire, tutti immeritevoli dell’investitura parlamentare per riportare l’Italia in
carreggiata, morale e politica ed economica e sociale,va “ordinato” di non infrangere i principi
fondamentali del patto sociale e costituzionale. che copre tutti, anche i ricchi.
In ambito fiscale, in Italia, oggi, significa operare all’interno della fiscalità progressiva, con una
soggettività passiva attribuita alla famiglia ed una soggettività attiva assegnata ad istituzioni finanziarie
leali con il Paese e strettamente controllate.
Avrei voglia di aggiungere altro, che del salario minimo garantito, modello francese e via copiando, si
parlava trenta anni fa. Convegni e riflessioni e sperpero della fiducia dei lavoratori! Ma non si parla di
attuare la costituzione nella parte che disegna la partecipazione. Non si parla del salario di cittadinanza,
nella cornice di un sistema impositivo che produca i necessari margini di finanza pubblica.
Non si dice che l’IMU non va trattata demagogicamente, giacché è sufficiente ricordare che la proprietà
della prima casa ha la copertura costituzionale dell’art.47. Dunque si è in palese violazione del principio
di affidabilità dell’ordinamento giuridico. Ma non ce ne stupiamo se solo pensiamo a come sono stati
selezionati i nostri parlamentari.
Mentre alcuni autori morali di quelle leggi elettorali che hanno contribuito a distorcere la democrazia,
anche con il truffaldino premio di maggioranza, vengono ogni giorno presentati dai mezzi di
comunicazione, comprese le reti del servizio pubblico (al cui interno si annida il più mostruoso dei
conflitti di interesse), come plausibili autori del cambiamento di cui il paese ha bisogno. Che, rebus sic
stantibus, non ci sarà. Infatti, è in corso un mostruoso avvitamento autodistruttivo dei meccanismi
istituzionali e politici.
Mi soffermo su un solo aspetto, consapevole della grandiosa criticità del problema e lo faccio con una
annotazione storiografica. Nei primi anni dell’unità nazionale, a detta di Benedetto Croce, ” ciò che
appassionava gli italiani era il contrasto, nel parlamento e nel paese, della Destra e della Sinistra, e il
problema della costituzione o ricostituzione dei partiti”.

Nel clima determinato dallo spartiacque del 1876, annotava Croce, ” il grido contro gli antichi avversari
si spense del tutto con lo spegnersi della stessa Sinistra nel trasformismo…Depretis, dando mano
all’unione dei vecchi partiti e al trasformismo, dichiarava che ormai bisognava occuparsi della semplice
amministrazione”. In Italia, mentre in Inghilterra Harcourt, alla Camera dei Comuni, affermava: “Oggi
siamo tutti socialisti”, si pensava: oggi siamo tutti trasformisti;. infatti, annota Croce, “l’elettorato, che
doveva risanare tutto, aveva dato origine ai brogli e alle clientele e faceva dei deputati gli uomini di
affari dei loro capi elettori, spingendoli a intervenire nelle pubbliche amministrazioni con
raccomandazioni e pressioni, e con conseguenti ingiustizie o favoritismi, e a dare il loro voto a tutti i
ministri in cambio di quei favori elettorali…ciò che acuiva la coscienza d’inferiorità e accresceva lo
sconforto era l’insistente confronto con le condizioni di altri popoli e specialmente con la Germania”.
Ti lascio il gusto di rileggere Croce e la sua storia d’Italia. con una nota di amarezza:. in Italia, oggi,
mentre continuiamo a guardare alla Germania, non ci sono trasformisti, che si occupino di buona
amministrazione. Ci sono politici e raggruppamenti politici che hanno imparato la lezione di graziosi
gamberotti, i paguri.
Il pagurismo è lo stigma della seconda repubblica. I paguri della destra, del centro e della sinistra
attraversano la sabbiosità melmosa della politica per occupare gusci vuoti appena affioranti nel deserto
delle idee forti di Stato, Comunità, Persona. Talvolta, sono così ansiosi da entrare in gusci già occupati.
Da ultimo, quello dell’Italia Popolare di Alberto Monticone e Gerardo Bianco, galantuomini che si
sono trovati nel loro guscio paguro, Alemanno ed altri. In venti anni, li abbiamo colti in ripetuti rapidi
attraversamenti alla ricerca del guscio ritenuto più sicuro.

Caro Angelo, probabilmente, se non saremo capaci di organizzarci, la storia non si accorgerà degli Italiani
Liberi e Forti, ma avremo la dignitosa soddisfazione di non essere catalogati tra i paguri.
Peraltro dovremmo sforzarci di combatterli, perché non sono utili se non a sostenere equilibri, in questo
caso innaturali, del viziato sistema politico italiano.
Della fede siamo interpreti riservati, ma un citazione non può vulnerare il senso forte della nostra laicità
(sul punto attenderò serenamente il giudizio del mio amico Giuseppe Sbardella). Eccola, da Benedetto
XVI: “fa quindi parte del diventare cristiani l’uscire dall’ambito di ciò che tutti pensano, dai criteri
dominanti, per entrare nella luce della verità sul nostro essere, e, con questa luce, raggiungere la via
giusta”

Sandro Diotallevi

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