angelo guerreraProseguono, sul Sito di ILEF (www.italianiliberieforti.eu) gli interventi riguardanti la attualità politica. Oggi riportiamo lo scritto di Angelo Guerrera (un esponente della nutrita pattuglia siciliana  di Ilef) che guarda all’azione del Governo Monti sul piano economico. E lo guarda con i parametri -diremmo “con gli occhi”- sturziani. Buona lettura.

Lo spreco del denaro pubblico, tra le “male bestie” enucleate da Don Luigi Sturzo, dovrebbe essere una delle priorità (insieme alla corruzione, al malfunzionamento della giustizia, all’inefficienza della pubblica amministrazione, ecc.) di tutti i governi indipendentemente dal loro colore politico poiché mai come oggi rappresenta un grave problema non soltanto politico, sociale ed istituzionale, ma anche esistenziale e deontologico insieme, un problema da cui dipende ormai, in un periodo di grave crisi, la stessa sopravvivenza della nostra comunità.
L’adozione di politiche pubbliche all’uopo concepite, con onestà intellettuale e capaci di attingere al nucleo essenziale della persona umana, non solo assicurerebbe cospicui risparmi, ma soprattutto sprigionerebbe una quantità di risorse da poter destinare alla ricerca, all’occupazione e all’imprenditoria giovanile, alla stabilizzazione dei precari, incentiverebbe gli investimenti esteri contribuendo conseguentemente a far rinascere la speranza nel futuro e quindi a riespandere i consumi. In questa ottica, speranza sturziana è doverosa fiducia nell’agire consapevole in sintonia con i valori cristiani di solidarietà, di fratellanza, indispensabile presupposto dell’ideale “civiltà dell’amore”.
L’enfasi posta sulle scelte politiche montiane è, invece, quella dell’esaltazione di saldi, di successi numerici raggiunti nei conti pubblici, di fini che giustificano i mezzi, mezzi che se, all’insegna del pragmatismo, hanno permesso al nostro Paese di essere riaccreditati in ambito europeo e sul piano internazionale, sono costati incommensurabilmente in termini di giustizia sociale.
Ma la differenza tra la buona politica di matrice sturziana e quella machiavellica dei fini o, più merkellianamente parlando, dei conti pubblici, sta proprio, in questo nostro mondo così complesso, così competitivo e conflittuale, così tecnologicamente ricco e spiritualmente povero, nel rispetto di uno dei principi fondamentali della nostra Carta costituzionale contenuto nell’art. 3: l’eguaglianza dei cittadini, nella sua declinazione formale e sostanziale.
L’azione di risanamento dei conti pubblici non può prescindere, infatti, dal rispetto della “legge delle leggi” impregnata, nella prima parte, dei valori umani che esaltano la centralità della persona singola e della comunità dei cittadini, ponendo la coesione sociale come l’alter ego del citato principio di eguaglianza.

Durante la recente campagna elettorale siciliana, a cui ho attivamente partecipato con la mia candidatura nel collegio di Palermo, noi della Lista Sturzo abbiamo postulato una società diversa ed ispirata ai principi cristiani e costituzionali, abbiamo invocato maggiore solidarietà e coesione sociale, maggiore eguaglianza, più sussidiarietà ed un riequilibrio territoriale all’interno del Paese; abbiamo rilanciato il concetto di servire piuttosto che servirsi delle istituzioni; abbiamo messo al primo posto della nostra agenda la discontinuità con i vecchi contenitori politici (anche abilmente camuffati sotto mentite spoglie) e con le vecchie cariatidi della politica e con le loro scelte scellerate; abbiamo tenuto sempre davanti a noi l’esclamazione evangelica: beati coloro che hanno fame e sete di giustizia…

Oggi, con l’approvazione definitiva della legge di stabilità, i cittadini italiani hanno un quadro chiaro degli ulteriori balzelli che nell’anno 2013 (o dall’anno 2013) dovranno pagare per evitare non tanto il baratro finanziario ma soprattutto per consentire la sostenibilità di taluni persistenti ed atavici sprechi che contrastano in modo eclatante con gli sforzi dei comuni cittadini che non hanno voce.
Come non ricordare che tutte le famiglie “normali” di questo Paese hanno contribuito in via principale versando, nel corrente mese, l’IMU pure per la casa dove abitano, sulla quale, magari, grava un mutuo
ventennale.
Come non ricordare la paradossale situazione degli esodati, figli della politica Monti-Fornero, concittadini senza alcun reddito (né pensione, né stipendio) che, paradossalmente, hanno dovuto contribuire al risanamento poiché non “esodati” dagli obblighi tributari. Un governo sturzianamente ispirato avrebbe adottato sicuramente misure più eque, non colpendo i soliti noti e senza esacerbare gli animi, evitando così di consegnare la ribellione degli impotenti nella mani dell’antipolitica grillina.
Ancora una volta, chi ha preso le decisioni non ha preso in mano la bilancia della giustizia ma la spada della convenienza e non ha avuto certamente a cuore la composizione dei conflitti.
Restano, infatti, immutati i super-stipendi erogati dall’erario, ma la perequazione delle pensioni di importo superiore ad euro 1.400 lordi resta sospesa. Continuano ad essere garantiti i cumuli tra retribuzioni (tra stipendi, tra pensioni e tra pensioni e stipendi) mentre l’aumento dell’IVA è ancora subjudice!
Nulla è stato fatto per tamponare gli effetti della sentenza 223/2012 della Consulta il cui dispositivo è fin troppo chiaro: illegittime le riduzioni ai trattamenti economici superiori ai 90.000 euro. Anche i mass-media hanno riservato poco spazio alle prevedibili conseguenze, posto che l’erario ha dovuto restituire ai diretti interessati (manager pubblici, dirigenti statali, magistrati, ecc.) le trattenute, divenute “indebite” già entro il corrente anno. Però nessuno dei più noti talk-show ha spiegato dettagliatamente ai cittadini italiani (esodati in primis) che i più abbienti sono stati esentati dalla distribuzione dei sacrifici mentre la vulnerabilità alla povertà dei primi ha raggiunto una soglia preoccupante (40%).
E mentre si profila ex lege una nuova serie di rincari (carburanti, energia, tares, estimi catastali, ecc.) per le famiglie italiane già in gravi difficoltà, il Governo Monti, ha trovato la copertura finanziaria per varare il decreto salva-enti che non solo ha ripianato i cospicui debiti degli Enti locali, ma ha assicurato un salvacondotto agli amministratori, rectius ai politici, che quel dissesto lo hanno creato neutralizzando la norma che ne prevede l’incandidabilità per 10 anni.
L’attuale elogio al neocentrismo montiano appare come una mistificazione della realtà, sia perché alla nuova leadership non corrisponde una nuova compagine politica sia perché le scelte politiche operate fin qui non hanno dimostrato di avere a cuore gli interessi dei più deboli, e non sembra che affondino le loro radici in quella inscindibile combinazione di intelletto e di cuore di cui è permeata la dottrina sturziana e che per tutti i cristiani è vincolo umanamente indispensabile.

Angelo Guerrera

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