Accade di credere in un progetto politico, persino di entusiasmarsi ed attivarsiLOGO VECCHIA DC per esso con notevole dispendio di tempo ed energie. Accade anche a noi cattolici ed anzi accade soprattutto a quei cattolici che, consapevoli di essere oramai una minoranza in un occidente secolarizzato, individuano in alcune figure politiche delle persone credibili, coerenti e capaci quindi di rappresentarle nelle istituzioni nazionali e locali.

E’ successo pure a me, lo confesso. E ben tre volte. Avrei mille episodi gustosi (veri, concreti, emblematici) da raccontare ma rinvio tale intento. Epperò debbo pur dire di quante similitudini vi siano tra il Cdu buttiglioniano, l’esperienza dei Popolari Liberali di Carlo Giovanardi (tuttora attiva, mi pare) ed infine l’alfaniano-quagliariellano Ncd.  Mi sovviene ora un quarto “innamoramento” ma, per diverse ragioni, non è assimilabile alle altre tre esperienze.

Aspetti simili, dicevamo: leader serio, credibile, moralmente ineccepibile e sufficientemente in linea col Magistero.

L’optimum, insomma.

Poi, sebbene con differenti sfumature ed in contesti diversi, una chiara collocazione nell’agone partitico ed un progetto ideale.Ripeto: il top.

Ma, in tutte queste storie politiche,  vi è stato (vi è ancora) un vulnus: la impossibilità (o forse incapacità, almeno in un caso) di trasferire nelle realtà periferiche quanto nelle conferenze romane (come pure nelle pubblicazioni, o nei think-tank virtuali) era prospettato ed auspicato.

Come ho già scritto altrove (un articoletto breve breve cui rinvio:ECCO IL TESTO ) non è possibile avere in ognuna delle 100 province un Sacconi, un Giovanardi, un Lupi, una Roccella, un Quagliariello, una Lorenzin od un Formigoni ma il leader Alfano deve capire che per ogni faccendiere, politicante, immorale, trasformista eccetera eccetera che “entra” in NCD  non solo ci sono centinaia di voti moderati che fuggono –che pure rappresenta un danno al partito- ma, in prospettiva, è la iattura peggiore che possa esserci nella crescita e nel sano sviluppo del Nuovo Centrodestra.”

Parlavo, lo si capisce benissimo, del nascente Ncd, ma è applicabile anche alle altre esperienze  che ho menzionato prima. Ecco: il punto è davvero questo ossia la paura (si, proprio tale sentimento) di non riuscire a (ri)proporre nei contesti locali quanto teorizzato. Per intenderci: io, poco più che ventenne,  leggevo gli editoriali di Rotondi sulla “Discussione” , gli scritti di Pollini, di Buttiglione, i libri di Del Noce, Morra e poi al partito mi ritrovavo il peggio della diccì. Vado al sodo e concludo (il giudizio sui Popolari Liberali è, per così dire, “sospeso”: ma anche lì diversi craxiani ed onnipresenti ex-diccì della peggiore specie si erano affacciati) autocitandomi:  “Ad Alfano – a lui perché attuale capo del partito- diciamo di vigilare moltissimo in periferia dove già si stanno infiltrando personaggi molto discutibili. E ripetendo l’ammonimento del suo grande Corregionale dico a lui ed ai vertici nazionali di NCD  “attenti ai mali passi”.

cosimo de matteis

 

 

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