Perché la DC non ha seguito Don Sturzo?

 

opuscolo cissL’interrogativo è tutt’altro che ozioso, anzi. Esso è alla base di una corretta comprensione del rapporto fra il Partito Popolare di Sturzo e la Democrazia Cristiana. E’ anche il titolo di un un breve saggio di Maria Novella Todaro (CLICCA QUI per leggerlo) che introduce alla riflessione, delicata ma necessaria, sugli errori della Dc. Questi, tanti ed ancor oggi diffusi, sono stati per tempo segnalati: oltre a Sturzo, l’inascoltato per antonomasia, vi è stata una serie di persone che, provvidenzialmente, hanno provato ad ammonire i dirigenti democristiani.

Scrittori come Giovannino Guareschi ed Eugenio Corti, pensatori di indubbio valore e provata ortodossia cattolica come lo stesso Augusto Del Noce (di cui Buttiglione si definisce allievo) hanno costantemente strigliato la diccì: Del Noce anche dal di dentro, per così dire, visto che parlava a Convegni indetti dalla stessa Dc. E poi nei suoi scritti. Ma va ricordato anche Don Luigi Giussani: anche lui aveva visto lucidamente gli errori del partito “cattolico” che ha governato per 40 anni (quaranta!) il nostro Paese. Da non trascurare il lavoro di Don Gianni Baget Bozzo e, con sfumature diverse, quello di Sandro Fontana , Pierluigi Pollini e Giovanni Palladino.

MORRAInfine una menzione a parte merita Gianfranco Morra. il pensatore e scrittore, professore emerito di Sociologia della conoscenza nell’Università di Bologna. Morra ha scritto non moltissimo su Sturzo ma può essere considerato colui che più e meglio di altri -anche dello stesso De Rosa per intenderci- ha compreso Sturzo. Ed ha cercato di farlo comprendere: chi ha voluto farlo ha capito Sturzo, chi non ha letto Morra difficilmente comprende appieno Sturzo. Anzi, fra i tanti -davvero tanti, troppo- pregiudizi ancora persistenti c’è quella capotica e tenace ostilità agli aspetti liberali del pensiero sturziano. E poichè tale ostilità -ideologica ed anche figlia di una non completa ed esatta conoscenza del liberalismo e delle sue diverse sfaccettature – continua ecco che continua anche la avversione a Don Luigi sturzo. E passi se questa   damnatio memoriae è viva nei politici non di ispirazione cattolica: il dramma è che tale ignoranza permane pure in quei pensatori che si dicono cattolici, parlamentari inclusi.

Annunci

Da Piovarolo a Ficarolo(passando per Orvieto). Ma c’è poco da ridere

PIOVAROLO“alternativo al socialismo trasformista renziano e ai populismi estremi, ai partiti personalistici  e leaderistici per ritrovare il valore della collegialità e dell’autentica partecipazione democratica, con un ricambio sostanziale della classe dirigente in grado di intercettare le attese di coloro che da tempo hanno scelto la strada del disimpegno e dell’astensionismo.” Non sono frasi di una mozione di una  corrente democristiane in un Congresso della balena bianca degli anni Settanta ma la chiosa di un comunicato di oggi, anno domini 2015.

Non è importante dire chi sia l’autore –anche se abbiamo scoperto che esser stato sindaco di Ficarolo nel 1970. Vi assicuriamo che il paese, sebbene piccolino, esiste davvero sebbene rievochi la Piovarolo del film di Totò- ed infatti non lo diremo, ma quel “documento” col quale ha letteralmente inondato la rete davvero non dice nulla: bizantinismi e fumosi gesuitismi.

Non vogliamo far le pulci a nessuno ma vorremo solo fare una considerazione: il Nostro parla della necessità di superare i partiti personalistici e leaderistici.

Peccato che il “documento” –cercatelo in rete se avete tempo da perdere- è introduttivo ad un incontro, da lui organizzato, che prevede questi partecipanti: Mauro (Popolari per l’Italia), Quagliariello (Movimento Idea), Fitto (Conservatori e Riformisti), Tosi (Movimento Fare), Tassone (Nuovo Cdu), Schittulli (Movimento omonimo), Gallosi (Partito Popolare Cristiano), Bonalberti (Popolari Don Chisciotte Alef) ed altri. Costoro parleranno della urgenza di superare i partiti personalistici. Si, avete compreso bene. Strano che non aderisca anche Rotondi (Rivoluzione Cristiana). Ma chissà che non arrivi all’ultimo momento anche lui: diccì last minute.

Il Senatore Carlo Giovanardi si interroga sulla band del Bataclan “cantavano il loro amore al demonio”

Senatore Carlo GiovanardiDopo le frenetiche ore dell’orribile massacro al Bataclan –e mentre alcune Testate mettevano volutamente la sordina– sta ora pian piano emergendo la verità sul gruppo americano (eagles of death metal il loro inquietante nome). Ad interrogarsi non sono solo privati cittadini: il Senatore della Repubblica Carlo Giovanardi ha espresso la sua forte perplessità sulla band ed ha scritto “di provare un brivido sulla schiena nell’apprendere che mentre il male si materializzava al Bataclan con un feroce massacro gli Eagles of Death Metals sul palco cantavano il loro amore al demonio e il desiderio di baciarlo in bocca.

Se da un lato si resta allibiti per le scoperte sulla vera identità del gruppo rock satanico  d’altro canto è con una certa soddisfazione si prende atto che la terribile verità (che meschinamente si era cercata di nascondere) viene ora alla luce ed a denunciarla pubblicamente sono giornalisti e politici.

eaglesSulla natura satanica del gruppo oramai i dubbi sono pochi. E del resto basta dare uno sguardo a quanto scrivono i loro fan sui social e vedere i loro inquietanti volti: dei componenti la band e dei loro adepti.  Sarà il caso anche di far conoscere le successive mosse della band: dopo che centinaia di persone erano state uccise davanti ai loro occhi (incluso un loro collaboratore) si è usata una strategia di marketing discografico promuovendo, a mo di sberleffo satanico, la cover di un brano in voga negli anni Ottanta (Save a Prayer , sic) che i fan si sono affrettati a far giungere in vetta alle hit. Notorietà e soldi. Chi fa i patti col diavolo, in genere, chiede al cornuto proprio questo.

Marchini e Passera? No grazie, siamo cattolici.

I cittadini milanesi gradirebbero sapere se Corrado Passera vive una situazione coniugale regolare o irregolare. Poiché questo tweet – e quello, analogo, riguardante Alfio Marchini– è passato inosservato e soprattutto non è stata data una risposta abbiamo dovuto informarci.

Non che ci si fidi moltissimo di quanto si trova in rete ma abbiamo trovato delle plateali confessioni, inequivocabili: «Quando il mio matrimonio precedente è entrato in crisi ho vissuto un periodo tristissimo. L’impegno preso davanti a Dio, la responsabilità verso i figli, i trent’anni passati insieme a mia moglie: era inaccettabile l’idea di separarmi. Per dieci anni abbiamo cercato in tutti i modi di salvare una storia che, però, era finita. Io ero diventato l’ombra di me stesso. Di quella sofferenza si sono accorti anche i miei figli, e proprio da loro alla fine è arrivato il gesto di amore: mi hanno detto che erano grandi, che avrebbero capito. Così ho trovato la forza di prendere la decisione e iniziare una nuova vita». Risparmiamo al lettore il seguito della intervista che, come noi, si è accorto che ci troviamo all’ennesimo peccaminoso adulterio. Non ci sono altri termini: a-dul-te-rio. Questo il suo nome. Per un cattolico è peccato mortale che, infatti, esclude dalla Comunione sacramentale (checché ne abbiano scritto, in evidente malafede, i giornali all’indomani del bizzarro doppio sinodo).
MARCHINI giornaleSul piano politico –prettamente politico- si potrebbe affondare il coltello nella piaga. Ed anche qui ecco una citazione che si prega di leggere: «Destrutturato e trasversale, Alfio va d’accordo con il partito di Alfano e nelle ultime settimane ha ridotto le distanze pure con Matteo Salvini. Più a destra invece non sfonda, forse lo vedono ancora come un comunista. «Marchini è uno che stava per partecipare alle primarie del centrosinistra e non si può stare contemporaneamente da una parte e dall’altra», taglia corto Fabio Rampelli, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Ma si sa, Fdi per il dopo Marino punta su Giorgia Meloni. Freddo anche Francesco Storace. «Bisogna capire il vero motivo della sua candidatura, che comunque non è una mossa avveduta per la partita romana».

Ci sono mille altri validissimi motivi per cui essere contrari alle candidature di Corrado Passera ed Arfio Marchini. Come cattolici è più che sufficiente la loro situazione coniugale irregolare (senza voler “indagare” su altri aspetti della loro vita e verificare se vi è coerenza col Vangelo o meno) per non considerarle neppure. Il peccato è una cosa seria.

Se certi cattolici puntano sull’adultero comunista Marchini

MarchiniMentre cattolici di buona volontà, giovani e meno giovani, con o senza esperienza  cercano in tutti i nodi di trovare un rimedio alla crescente secolarizzazione e scristianizzazione che oramai alberga in Parlamento e nelle istituzioni ecco che con un certo sconforto si scopre il “cattolico” Quagliariello (mediante il suo house organ) rilanciare  il comunista mondano, adultero e libertino, Alfio Marchini a sindaco di Roma.

Si prova un certo imbarazzo per questa area sedicente “moderata” “cattolica” “di centrodestra” addirittura “ratzingeriana” ma evidentemente non ci si sbagliava quando guardando all’ex (ex?) radicale di sinistra e libertario –Quagliariello, appunto- non si nutriva molta fiducia. Anche la sua compagna di militanza radicale, Eugenia Roccella, come pure il socialista Sacconi a questo punto perdono ogni loro credibilità agli occhi dei cattolici.

marchini e compagnaCome detto più volte: fanno più danno gli ex convertiti (o, se preferite, i “finti” convertiti) che un ateo chiaro e non ambiguo nelle sue manovre politiche. Via quindi le quinte colonne, non c’è bisogno di radical chic e/o di figli di papà cresciutelli che sui 50 si mettono a giocare con la politica, le fondazioni ed i think thank. Facciano pure le loro americanate e continuino a frequentare gli ambienti mondani, ma se ne vadano –e presto- dai partiti cattolici e lascino lavorare in pace coloro che, in perfetta buona fede ed ispirati da una coscienza timorata di Dio, stanno cercano di mettere davvero al primo posto i principi non negoziabili. Altro che l’adultero Marchini sindaco di Roma.

postilla: anche la Padania rilancia l’intervista…..

Quagliariello e l’estenuante attendismo

QUAGLIARIELLO giovane bnE’ risaputo che viene dal Partito Radicale (e lui non se ne vergogna affatto) –il partito della morte: droga, aborto, eutanasia- ma più passa il tempo e più appare come un ex democristiano. Ad esempio si veda il racconto che fa  una agenzia giornalistica dell’intervento radiofonico dell’ex Coordinatore Nazionale di Ncd, Gaetano Quagliariello appunto. Forse è la ricostruzione giornalistica (opportuno ascoltare l’audio integrale della trasmissione radiofonica) o forse siamo noi in malafede ma ci appaiono una serie di dichiarazioni ambigue, tipiche di chi sta contrattando il suo futuro e, forse, la sua poltrona.

A differenza del Senatore Carlo Giovanardi, per esempio, Quagliariello non ha (ancora) avuto la umiltà di ammettere serenamente il fallimento di NCD, progetto politico dove il Parlamentare apulo-partenopeo si era speso alla grande: e forse proprio per questo non riesce ad ammettere quello che è un suo fallimento prima ed ancor più che del partito.

Dispiace constatare come un politico che pure appariva promettente (anche per l’elettorato cattolico, e popolare liberale) si stia rivelando una piccola grande delusione. Ma ce ne faremo una ragione, pur continuando a sperare in un suo ravvedimento e, ci sia consentito dirlo, in una sua radicale conversione a Cristo. Che non si fermi a metà del guado, insomma: i convertiti a metà, certe volte, sono molto pericolosi. Abbiamo tanti esempi e per restare al campo politico e pre-politico  (quello ecclesiale e sociale brulica, purtroppo, di esempi) pensiamo a Magdi Allam, Sandro Bondi, Giuliano Ferrara e da ultimo Mario Adinolfi.

BERLUSCONI BACIAMANO ALLA DE GIROLAMOTornando a Quagliariello e le sue dichiarazioni radiofoniche (che un giornale online di difficile identificazione e/o collocazione-  per un certo momento è stato, ci pare, Organo di partito proprio di Ncd- riporta pari pari dalla Agenzia giornalistica senza però citarla) ribadiamo: ci paiono affermazioni  tipiche del teatrino della politica. Quel teatrino che, vent’anni fa, Berlusconi vituperava salvo poi immergersi totalmente in esso. Già, Berlusconi: che non sia quello il prossimo approdo di Quagliariello dopo quello di miss a Benevento comandiamo noi ossia l’ex Ministro De Girolamo? Chi può escluderlo, in teatro i colpi di scena  sono previsti. Anche le comparse, nel loro piccolo, recitano.

DE GIROLAMO E QUAGLIARELLO

A proposito di Ungheria e invasione islamista

StampaQuesto video dice molto di più di quanto potrebbe fare un articolo. Sfata la storiella della Ungheria “fascista” e non accogliente, dei “poveri profughi innocenti” e rivela il viscerale attaccamento degli islamici alla Germania. Non è un caso se la nazione tedesca è stata preservata dagli infernali attacchi terroristici. Ripeto: guardiamo questo video.

UNITI SI VINCE – Ad Orvieto la convention popolare liberale

ORVIETOCambia la location ma con programma sostanzialmente identico a quello già da noi annunciato: il Convegno “Uniti si vince” di sabato 28 e domenica 29 novembre si svolgerà a Orvieto,  nel Palazzo del Popolo nella centrale Piazza del Popolo, e non  a Roma.

Per ulteriori informazioni visitare il sito dei Popolari Liberali.

Mai il suicidio legale: lo dobbiamo ad Eluana

ELUANAIl fronte della cultura di morte è nuovamente in guerra. La triste vicenda di Eluana (adesso in Cielo) non ha insegnato nulla. Per i difensori della vita, in Parlamento come nella società, è un impegno inderogabile: fronteggiare questa fetida ondata di disperato nichilismo. Non ci sarebbe bisogno di menzionarli ma è un fatto: chi oggi torna alla carica per legalizzare la eutanasia è figlio di quelle ideologie fallimentari. Basta scorrere le dichiarazioni, i tweet per scoprire che è sempre l’ideologia socialcomunista e quella libertaria radicale a propagandare certe pratiche inaccettabili.

Del resto: chi ha promosso il divorzio (autentico cancro della famiglia e della società) come “emancipazione femminile”, chi diffonde la cultura della droga libera, chi considera l’aborto come “inalienabile diritto”? Di là dell’aspetto morale si pensi al collasso demografico che quelle “conquiste di civiltà” hanno introdotto nella nostra Europa.

Ed è quindi drammatico, ora, il tentativo di diffondere il suicidio (assistito, magari negli ospedali pubblici!) come soluzione. Il clichè è il medesimo: si sceglie il caso pietoso e lo si propaganda a manetta. Gli hashtag impazzano, i partiti -lo ribadiamo- falliti coi loro piccoli leader impegnati a diffondere il credo nichilista ed il verbo pannelliano: #iostoconmax scrivono nei social radicali, socialisti, comunisti ed altre liste zero virgola.  Il guaio è che la cultura della morte è penetrata moltissimo : a portare avanti i progetti di “matrimoni omosessuali” (con adozione inclusa) è il Pd, maggiore partito italiano. Ed è risaputo che anche Forza Italia, che non è propriamente un partitino, ha al suo interno una vastissima area libertaria e radicale che, per esempio, guarda al Ddl Cirinnà ed a quello Scalfarotto con viva approvazione. E gli anticorpi stanno drammaticamente scomparendo.

La morte di Eluana ce l’abbiamo sulla coscienza in tanti: dall’allora Capo dello Stato a quel bizzarro medico, all’epoca sconosciuto, che nel compiacente salotto dell’ambiguo Vespa pontificava sulla bontà e la giustezza della eutanasia. Ricordate? La “celebrità” di Ignazio Marino nasce e cresce nelle tante (troppe) puntate di Porta a porta. in cui il marziano voleva far credere agli italiani che lasciar morire Eluana era un gesto di bontà! Ed allora anche per lei, per onorarla e ricordarla, combattiamo la ennesima paolina buona battaglia.

Gli accenti profetici del pensiero sturziano

 

Da “Don Luigi Sturzo. Educatore nella politica, educatore della politica“, un breve saggio di Cosimo De Matteis, riportiamo il capitolo conclusivo intitolato Don sturzo profeta inascoltato

DON LUIGI STURZO

 «Delle grandi personalità è stato detto che nascono postume. Lo si può verificare con Luigi Sturzo. I suoi progetti e le sue battaglie furono tutte premature ed anticipatrici – furono, pertanto, battaglie perdute nel momento in cui le combatteva; e furono, tutte, battaglie vinte alcuni decenni dopo. Così fu  per la fondazione del Partito Popolare Italiano, il cui modello era già pienamente intuito e definito nel 1905, ma che solo nel 1919 potrà realizzarsi; così fu per la sua opposizione al fascismo, che venne premiata con l’allontanamento dall’Italia, dove ritornò vincitore ventidue anni dopo; così fu per la sua critica, intransigente e spietata quanto vera e coraggiosa, del regime consociativo, ch’egli conobbe al suo nascere con la deplorata “apertura a sinistra” e con lo scivolamento di quel partito, la DC, che ben poco aveva ereditato da quello fondato da Sturzo, nella palude del consociativismo.»[1].

«Se don Sturzo avesse vinto, oggi l’Italia sarebbe migliore, con una società più giusta, più civile, più responsabile. Ma questo buon risultato non si è realizzato, perché le tre “malabestie” paventate dal grande sacerdote di Caltagirone (la partitocrazia, lo statalismo e lo sperpero del denaro pubblico) non sono state abbattute sul nascere. Anzi, sono state ben nutrite da una classe politica irresponsabile e sprovvista di quella buona cultura di governo contenuta nel pensiero e nell’azione politica di Luigi Sturzo.»[2].

    Questi due giudizi –di Giovanni Palladino e Gianfranco Morra– ci pare che colgano in pieno due aspetti: anzitutto la grande portata dell’opera di Sturzo e, soprattutto, gli accenti profetici presenti nel pensiero del sacerdote di Caltagirone. L’enorme mole del suo lavoro, l’instancabile e limpido operato di don Luigi Sturzo nei suoi quasi novantanni di vita, crediamo di averlo sufficientemente illustrato in queste pagine,  e lo si è fatto con la “lente” specifica di cogliere la valenza educativa. E ci pare di poter concludere che tale afflato educativo è costantemente e coerentemente presente nella vita e nelle opere di Sturzo.

Vorremmo concludere il presente lavoro rilevando quanto di Sturzo è –o può essere considerato- profetico. Le due citazioni d’apertura non lasciano dubbi e anzi lasciano intravedere una affermazione delle intuizioni e previsioni sturziane ancora da realizzarsi pienamente, particolarmente sul piano politico. Del resto è il destino di chi, meglio e più di altri, sa leggere le situazioni, paventarne gli sviluppi, correggere il tiro, individuare soluzioni. Questo è quanto ha fatto Sturzo, fin dagli inizi del suo operato sociale e politico. Lo abbiamo visto durante tutto il presente lavoro, e nella citazione di Palladino sono riprese alcune di quelle situazioni in cui Don Sturzo aveva visto prima di altri. Così per la fondazione del Partito Popolare, laddove egli aveva ben chiaro il programma e l’organizzazione, almeno una decina di anni prima della effettiva concretizzazione. Ma la sua prudenza e soprattutto l’obbedienza alla Chiesa lo fecero attendere ancora. Ma aveva visto giusto.

    Lo stesso può dirsi della sua lettura del fascismo: Sturzo coglie subito nel nascente regime i rischi cui  andava incontro il Paese,  mentre le masse –e non solo esse- applaudivano al Duce, ritenuto addirittura come “l’uomo della Provvidenza”. E non è un caso che lo stesso Mussolini individua in Sturzo un nemico da eliminare al più presto. Anche qui, il giudizio di Sturzo era stato lungimirante, ma da molti egli fu  inascoltato.

     Sono solo due esempi – ma di grande portata- in cui emerge la capacità di Sturzo di cogliere in anticipo e prevedere gli sviluppi di una situazione. Ma, abbiamo visto, spessissimo egli non venne capito. Certo fu facile, al suo ritorno dall’esilio ultra-ventennale, applaudirlo. Ma quanti si ricordarono che Sturzo aveva avversato e combattuto il fascismo fin dal suo primo sorgere?

     Forse la nostra riflessione può apparire di taglio eminentemente politico: Sturzo era solito dire che la buona politica nasce dalla buona cultura e abbiamo già visto il suo costante impegno per una buona cultura, per una educazione che sia autentica e libera che miri alla coscienza. Alla coscienza della persona, delle classi politiche e dirigenti, e –in definitiva- della nazione.

     Quando egli tornò nell’agone politico (come commentatore e critico dai giornali e poi in Parlamento come Senatore a vita) egli fu prodigo di valutazioni, indicazioni, consigli, sempre in modo schietto e limpido. Ma mai come in questa fase egli fu profeta inascoltato.

Sturzo fu un uomo, un politico scomodo e non per il particolare temperamento che egli possedeva (ma –lo ripetiamo- questo giudizio malevolo sul suo presunto brutto carattere è davvero inconsistente, e semmai continua a rivelare l’astio che in tanti –ancora oggi!- covano verso Don Sturzo) quanto per il suo parlare franco, denunciando abusi e storture: « una delle battaglie più accanite che egli combatté fu quella contro la partitocrazia [non è forse in questo campo un autentico profeta?].

La voce vegliante di Don Luigi Sturzo, spinto esclusivamente da un’alta ispirazione morale, si alzò severa. La sua polemica non fu astratta e teorica, ma concreta e pratica; la sua valutazione non fu superficiale e contraddittoria, ma profonda e giusta. Mentre indicava nel sano sviluppo dei partiti una garanzia preziosa per l’avvenire della democrazia, che non può prescindere dalla loro efficienza, ricordava che i partiti devono essere strumenti di educazione civica del cittadino e non già di formazione e consolidamento di oligarchie e cricche personalistiche.

     Mentre chiedeva che si riducesse il potere dei partiti, esigeva nei parlamentari una forza di carattere, una capacità di disinteresse»[3].

    Oltre alla partitocrazia le sue accorate grida furono lanciate per scongiurare le altre due “malabestie” (era solito definirle così) e cioè lo statalismo[4] e lo sperpero di denaro pubblico[5]. Riguardo la lotta allo statalismo (al mito dello Stato che provvede “dalla culla alla tomba”) siamo in chiaro campo economico –oltre che politico-filosofico- e quindi non ci addentriamo. Tuttavia è un fatto che nel corso del Novecento questo totem dello Stato onnipresente ha pervaso praticamente tutti gli stati dell’Occidente ed il triste pianeta sovietico. Si è visto, poi, quanto deficit ha creato nelle finanze delle nazioni, tale da far pensare non tanto e non solo al ricorso alle privatizzazioni (il che, ad onor del vero, ha i suoi rischi) ma ad un ritorno alla Dottrina Sociale della Chiesa, in particolare alla sussidiarietà.

Sturzo lo aveva detto ed i fatti gli han dato ragione: è fin troppo facile fare l’esempio di Tangentopoli,  sebbene va detto pure che la mitizzata, oramai, “operazione mani pulite” ha degli aspetti oscuri e persino inquietanti, in termini di eccessi e parzialità.

     Il fatto è che l’immoralità politica dilagava e continua a dilagare: Sturzo lo aveva capito al suo albore e coscienziosamente cercava di mettere in guardia da tali rischi la classe politica, particolarmente quella sedicente cattolica: «Sturzo si accorse che il nuovo partito non aveva più l’animazione ideale del vecchio. [cioè il suo Partito Popolare].  Ora un partito non può neppure esistere senza una ideologia, che lo contraddistingue dagli altri e gli attribuisce una identità. Senza una chiara teoria, afferma Sturzo nel solco della filosofia cristiana, non può esserci alcuna prassi efficiente.

Già nel 1924 Sturzo rivendicava il primato delle idee sulla prassi. Riflettendo sulla prassi della Democrazia Cristiana, Sturzo si convinse che gli errori della nuova classe politica guidata dai “professorini” (La Pira, Dossetti,Fanfani, Moro) derivavano da una inconsapevole sudditanza culturale al marxismo, teorizzata anche da altre istituzioni con le quali Sturzo non mancò di polemizzare, come le Acli, i sindacati “cristiani”, la rivista “Aggiornamenti Sociali”(…) Ma furono tutte, quelle di Sturzo, “prediche inutili”, come quelle di Einaudi.

Le tre malebestie, nei decenni successivi alla morte di Sturzo, ingrassano a dismisura e producono alla Prima Repubblica quei disastri, che tutti conosciamo e che Sturzo aveva profetizzato.»[6].

Infine  concludiamo con una profezia che Don Luigi Sturzo fece ai Senatori della Democrazia Cristiana, tratta dal suo ultimo articolo pubblicato su “Il Giornale d’Italia” del 21 luglio 1959, cioè a pochi giorni della sua morte. E’ davvero impressionante come Don Sturzo “vede” lucidamente –quaranta anni prima!- quella che sarebbe stata la fine di quel partito allora florido ed invincibile (apparentemente):

     «Guardate bene ai pericoli delle correnti organizzate in seno alla DC; si comincia con le divisioni ideologiche, si passa alle divisioni personali, si finisce con la frantumazione del partito».

Poteva essere più chiaro di così?

Proprio vero, Sturzo è stato un profeta.  Purtroppo inascoltato.

[1]      G. MORRA,  Sturzo profeta della seconda repubblica, C.I.S.S., Roma, 1999, p.5

[2]    G. PALLADINO, Prefazione a L. STURZO, La libertà: i suoi amici e i suoi nemici, (a cura di M.BALDINI), Rubbettino, Soveria Mannelli, 2001, p.5

[3]       P. STELLA, Luigi Sturzo sacerdote, Pegaso Editore, Caltagirone, 2000 (IV edizione), p.198

[4]      Luigi Sturzo, naturalmente non ha niente contro lo Stato, che costituisce l’organizzazione giuridica della società. Ma una cosa è lo Stato, altra cosa è lo statalismo. Del resto Sturzo ha avuto la precisa consapevolezza che statalismo e partitocrazia erano strettamente congiunte, che il primo (lo statalismo) era lo strumento della seconda (la partitocrazia): l’esempio più evidente  e sconvolgente della associazione di  statalismo e partitocrazia si può trovare in quel ministero, che Sturzo combatté sin dal suo nascere: quello delle Partecipazioni Statali. Ciò che il Ministero delle Partecipazioni Statali rivela è che la classe partitocratica ha oramai tolto del tutto quei limiti all’intervento statale senza i quali non può esservi garanzia di libertà e di efficienza.

[5]   Ecco quanto scrive acutamente Gianfranco Morra: « Dalle nozze dello statalismo e della partitocrazia è nata la terza “malabestia” : lo sperpero del denaro pubblico. Va subito detto che la parola “sperpero” è un eufemismo. Sturzo aveva capito bene quanto grande fosse la corruzione dell’Italia democristiana (…) La nuova classe politica democristiana aveva perduto la forte moralità della vecchia classe politica popolare (fatte tutte le debite eccezioni, a salvaguardia della onestà di alcuni). Sturzo collegava la crisi del popolarismo alla separazione tra morale e politica, nel duplice senso di una politica indipendente dall’etica e di politici che agiscono senza tenere conto dei principi morali. C’è, dunque, una doppia moralità.(…). Per superare questa duplice immoralità, comprende Sturzo, sarebbe necessario soprattutto un mutamento interiore dei politici. Ma non meno necessario è un insieme di regole che renda difficile lo “sperpero”.».G. MORRA,Sturzo profeta della seconda repubblica, Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo (C.I.S.S), Roma, 1999, p.16.

[6]    G. MORRA, cit, pp. 18-19.  In riferimento alla sudditanza culturale dei cattolici (meglio: di una parte del mondo cattolico) nei confronti del marxismo vi è tutta una letteratura che l’ha rilevata, descritta, criticata ecc. Noi qui ci limitiamo a citare due autori – lo scrittore Eugenio Corti e il filosofo Augusto Del Noce, anche essi, come Sturzo, profeti inascoltati- che con la loro lucida analisi hanno denunciato quel complesso di inferiorità che attanaglia certo mondo cattolico progressista. Si vedano, ad esempio, E. CORTI, Il fumo nel tempio, Ares, Milano, 2001 e A. DEL NOCE, I cattolici e il progressismo, Leonardo, Milano, 1994.

TESTATA Popolari Liberali Sturziani

 

 

 

Giovanardi, Mauro e Quagliariello costituiranno un soggetto politico sturziano

Sturzo sorridenteCi siamo. Giovanardi ha rotto gli indugi ed annunciato che si terrà presto un convegno. E non un convegno qualsiasi: si va verso la creazione di qualcosa di importante. Qualcosa di serio. Il Senatore modenese, leader dei Popolari Liberali (movimento politico di ispirazione cristiana e sturziana), annuncia un Convegno  intitolato “Uniti si vince” che non è un banale slogan ma la verità.

A promuoverlo oltre allo stesso Carlo Giovanardi ci saranno Mario Mauro (dei Popolari per l’Italia) ed Ettore Bonalberti (di Alef – Liberi e Forti). E’ evidente che il richiamo a Sturzo è ben vivo e presente. E meno male.

Il convegno si terrà, come detto, a Roma nei giorni 28 e 29 novembre (sabato pomeriggio e domenica mattina) presso il Green Park Hotel Pamphili.

QUAGLIARIELLOTra i promotori va annoverato anche Quagliariello e tutti coloro che hanno lasciato il NCD per costruire un centrodestra assolutamente alternativo alla sinistra. E’ certa anche la presenza di altri Parlamentari della medesima area politica e culturale.

Il convegno romano costituisce per tantissimi cattolici italiani una solida speranza dopo che i partititi di ispirazione cristiana hanno di fatto abdicato alla secolarizzazione ed al relativismo imperante nel Parlamento (soprattutto in questa Legislatura) ed hanno “tradito” quei principi non negoziabili che costituiscono il fulcro dell’agire politico di ogni cattolico.

cosimo de matteis

GIOVANARDI GUARDA
E’ proverbiale l’affermazione che mentre i politici politicanti guardano alle prossime elezioni i veri politici -gli statisti- guardano al futuro del Paese. Qui Carlo Giovanardi pare davvero scrutare ben  oltre le nebbie delle attuali contingenze.