forza Ministro!

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A proposito di Inps, pensioni e legge Fornero

Volentieri pubblichiamo un interessante intervento di Giovanni Palladino, economista e sturziano di chiara fama (ed a 18 karati, aggiungiamo) che tratta di Inps e pensioni. E’ una lettura della cogente attualità con un utile ed acuto sguardo al passato. Buona lettura.

INPS targa

 

Siamo giunti alla “famigerata” legge Fornero per una lunga serie di errori (previsioni e calcoli sbagliati) fatti a partire dal 1969 dai governi di centro-sinistra e dai sindacati, che sino al 1994 avevano il “diritto” di nominare un loro massimo dirigente al vertice dell’Inps.

Poi rinunciarono ad avere questo incredibile “diritto”, che equivaleva a mettere le volpi a guardia del pollaio, con il risultato di vederlo svuotato di galli, galline e uova. Con la riforma Dini del 1995 le “volpi” hanno così ceduto il loro posto ai “tecnici”, che da oltre 20 anni stanno cercando di risanare il “pollaio”, ma il compito non è facile in mancanza di una politica economica di supporto allo sviluppo delle imprese e del lavoro produttivo.
L’esito fallimentare era facilmente prevedibile con un Parlamento di manica larga non solo per i parlamentari, ma anche per i sindacati: scandalosa l’approvazione della legge Mosca (nomen omen), che regalò migliaia di pensioni a sindacalisti e a lavoratori delle coop rosse, che negli anni ‘50 e ’60 non avevano mai versato i contributi, essendo pagati in nero. Per non parlare delle centinaia di migliaia di pensioni di “giovinezza” e della pessima gestione clientelare degli immobili degli enti di previdenza pubblica e privata.

L’ottimo lavoro (per loro e per la loro clientela) dei “guardiani del pollaio” ha dapprima costretto a un graduale aumento dei contributi sociali, sino ad arrivare al record mondiale del 33% (di cui oltre tre quarti a carico delle imprese), e poi ai progressivi tagli, non ancora terminati con la legge Fornero, perché ora è in arrivo la legge Di Maio (riduzione delle cosiddette pensioni d’oro).

non vivrai di solo inps
Nel 2000 ho scritto con il Prof. Flavio Felice un libro (“Non vivrai di solo Inps”), nel quale denunciavamo gli errori e gli orrori compiuti in Italia dalla “cultura” previdenziale dei governi di centro-sinistra e dei sindacati. E suggerivamo di ridurre gli oneri sociali (per ostacolare il lavoro in nero), favorendo lo sviluppo della previdenza privata con generosi incentivi fiscali, anche per alleggerire il peso delle imposte sulle famiglie. La legge sui fondi pensione privati fu poi approvata, ma con incentivi fiscali minimi. Risultato: il loro sviluppo è ancora modesto.
Tuttavia con la nuova idea dei PIR la situazione potrebbe migliorare.Nel frattempo l’economista Martin Feldstein (vedi il Corriere della Sera di ieri) scrive: “Allarme a Washington, nel 2034 niente soldi per le pensioni”. Pochi sanno che con oneri sociali pari al 12,4% (di cui solo la metà a carico delle imprese), negli Stati Uniti si pagano pensioni pubbliche in media uguali alle nostre, ma con tre grandi differenze: costano molto di meno,sono pagate senza pesare sul debito pubblico e per il 60% dei lavoratori sono integrate da un generoso sistema di previdenza privata, che ha il grande merito di ridurre il peso delle tasse e di contribuire al finanziamento dell’economia reale. Nel 2034 il fondo della “social security” minaccia di azzerarsi (da noi è già azzerato da oltre 40 anni, perché ha sempre bisogno dell’aiuto dei soldi provenienti dai titoli di Stato) e si sta preparando la cura: aumento dei contributi sociali, ma anche aumento degli incentivi fiscali per le pensioni private, incentivi già molto generosi. Negli Usa in campo previdenziale vale il principio: aiutati che lo Stato ti aiuta. È un principio da importare in Italia, se vogliamo avere nel pollaio dell’economia reale galli, galline e uova.

servirelitalia logo

 

Il presente articolo, di Giovanni Palladino, è stato pubblicato in data odierna, lunedì 16 luglio 2018, col titolo originario “LE VOLPI A GUARDIA DEL POLLAIO” e costituisce la Newsletter “ILFlash” n. 179 che viene redatta dal Movimento Sturziano “Servire l’Italia”  (sito ufficiale QUI) di cui Palladino è Segretario Generale.

Per accedere all’archivio completo di “ILFlash” CLICCA QUI.

 

Ora i laicisti di Forza Italia hanno rotto le scatole

La misura è davvero colma. Non ne possiamo davvero più. Evitiamo di scendere nel personale ma è evidente che ci riferiamo a quell’ala -tutt’altro che minoritaria, anzi!- dentro il partito fondato da Berlusconi che si rifà ad un laicismo talora sfrenato: socialisti, liberali libertari (non liberali alla Sturzo, per intenderci), libertini, repubblicani, fanatici animalisti, poco di buono -ex soubrette o carrieriste senza nessuno scrupolo-  che si trovano lì per ragioni misteriose.

animalisti

Basta, non hanno niente a che fare con noi. Un partito davvero di plastica, senza democrazia interna, che fa della “libertà di coscienza” (mai espressione è più ambigua di questa in politica) il suo “manifesto” e la sua “bandiera”. Ci riesce arduo comprendere come facciano a resistere lì dentro persone più che degne e soprattutto ineccepibili sul piano della moralità! Per esempio Maurizio Gasparri.

Ora basta: questo partito, destinato all’implosione ed a lotte intestine (che manco le peggiori “famiglie allargate” che si scannano fra fratellastri e matrigne) non ha nulla a che spartire con il popolarismo e col cattolicesimo politico. Siamo stufi dei Galan, dei Verdini, dei Martino, dei Prestigiacomo, dei Biancofiore, dei Santanchè,  dei Cosentino, dei Brunetta, dei Tajani, dei Taradash, dei Caldoro, dei Bernini, dei Capezzone, dei Frattini, dei Draghi, dei Monti e di quella coi capelli rossi tinti che bacia le bestie o di quella campana cogli occhi allucinati. Per non parlare di Nicole Minetti.

Giorgia Meloni prenda in mano la situazione e, con la Lega, guidi il centrodestra italiano che è ampiamente maggioranza nel Paese. Se si votasse oggi FI avrebbe i voti che un tempo avevano i due partiti più massoni (Radicali più PRI) ossia il 4,9

uniti

Lettera breve all’Onorevole Renato Brunetta

Gentile Ministro Brunetta,

Ella è insopportabile. Ci scusi se glielo diciamo, sperando di non offenderla. Crediamo anche che non sia una novità per lei: il suo temperamento è ben noto almeno nella vita pubblica che è l’unica che conosciamo perché è in tv che la vediamo. Sicché non si sorprenderà di quanto le diciamo sebbene, ripetiamo, ci duole dirglielo in tal modo un po’ brutale.

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“Si, sono di sinistra anch’ io, perché sono socialista. Confermo tutto. Sono di sinistra” (clicca qui)

La questione però va ben oltre le nostre miserabili antipatia. Lei sta dividendo il centrodestra. Ed in virtù di due ragioni che non condividiamo.

Comprendiamo la sua avversione a Salvini e probabilmente anche alla signora Meloni ma, caro Ministro, se ne faccia una ragione. Gli italiani che votano centrodestra sono distanti anni luce dal suo socialismo. Lo professi pure, ci mancherebbe. Lei ha il suo rispettabilissimo curriculum, un prestigio accademico. E chi osa metterlo in discussione. Ma, ripetiamo: il centrodestra la vede come un “estraneo” e, forse, lo è. Vede signor Ministro,  molti noi elettori del centrodestra vediamo con fastidio le aggressioni laiciste che personaggi come la Brambilla, la Prestigiacomo e, in passato, Galan, Martino, Ghedini, Verdini e molti altri. Anche lo stesso Fini, in fondo, si è palesato come totalmente estraneo e distante da noi. Di più: avversario, nemico.

Noi siamo cattolici, signor Ministro. E lei cerca l’accordo col Pd? Questo per dire, in modo rozzo, le ultime sue “uscite”. Ci scusi se abbiamo osato ma davvero crediamo molto in Giorgia Meloni e la sua visione di Centrodestra che è simile a quella di Salvini, di Maurizio Gasparri. E di milioni di italiani che l’hanno votato.

Fondate una nuova cosa socialista, presentatevi alle elezioni e vediamo quanti voti prendete.

INSIEME AL COLLE

Importante segnale di unità quello che viene da Matteo Salvini e che coinvolge l’intero Centrodestra ossia la coalizione vincente le Elezioni. Il leader della Lega ha annunciato che alle consultazioni col Presidente della Repubblica Mattarella per la formazione del nuovo Governo intende che si vada uniti (CLICCA QUI)
SALVINI PRENDE LO SCETTRO DEL CENTRODESTRA, TENSIONE IN FI

La favola del “centrismo assoluto” di Sturzo

L’espressione “liberi e forti” di Sturzo è una delle più abusate nella storia della politica italiana. Se ne sono, indebitamente, impadroniti un po’ tutti. Persino qualche grillino ora si scopre sturziano! Ovvio che la cosa faccia ridere ma questo è il livello raggiunto dalla politica italiana, specchio purtroppo fedele della società.

L’altro equivoco, da spazzare via definitivamente, è la sostanziale equiparazione fra il Partito Popolare di Sturzo e la DC. Due cose diverse.

scudo ppi

C’è persino chi ritiene Sturzo il fondatore della Democrazia Cristiana e chi lo allinea sul “pantheon” assieme a La Pira e Moro, suoi feroci avversari e soprattutto padri di quel centrosinistra che ha sfaldato la politica italiana e favorito la scristianizzazione della società.

L’altro equivoco da eliminare è il “centrismo assoluto” di Sturzo: il Sacerdote siciliano si è trovato ad operare in un contesto nel quale quello del “centro” (beninteso: fra virgolette. Ed anzi si accolgono volontari che vorranno spiegarci cosa è il “centro”) fu una scelta quasi obbligata: aveva alla “sinistra” un nascente socialismo furioso (che poi si sarebbe sdoppiato e dato vita al sulfureo comunismo) ed alla “destra” un nascente fascismo (regime illiberale cui è impossibile guardare con simpatia ed indulgenza, anche oggi) e quella destra liberale che di “destra” e di “liberale” aveva solo il nome: era solo e soltanto massoneria, lo sanno tutti. Ed ora lo sai pure tu.

Per ora ci fermiamo qui. Noi siamo fortemente debitori a chi il pensiero di Sturzo ce lo ha trasmesso: per ragioni anagrafiche nessuno ha potuto conoscerlo di persona. Ma non accettiamo lezioni da chi colloca Sturzo e/o improbabili “movimenti sturziani” con le elite bancarie.

Nessuna demonizzazione del capitalismo e del libero mercato: una società si fonda sulle libertà. Libertà di religione, la prima di tutte le libertà. E quindi libertà di educazione, mercato libero con poche regole, proprietà privata legittima e sacrosanta.

Ma si trascura il giusto –e sottolineo: giusto- rigore morale di Sturzo. Che è quanto mai necessario ancora oggi. Anzi, oggi più di ieri. E’ intollerabile che chi vive situazioni familiari irregolari (concubinaggio, adulterio, omosessualità proclamata) possa farsi portavoce delle istanze sturziane. Che non ha mai voluto un partito confessionale, è vero. Ma non si mai sognato di ammettere nel suo partito degli sporcaccioni immorali.

Torniamo a Sturzo, quindi. Ma con queste attenzioni. Sennò ogni “rinascimento popolare” rischia di diventare una barzelletta. Che non fa neppure ridere.

 

LA COERENZA DI GIORGIA MELONI

 “Una pessima legge elettorale ha prodotto un Parlamento nel quale non c’è una chiara maggioranza di governo. Era tutto facilmente prevedibile. Per questo Fratelli d’Italia aveva chiesto che fosse previsto un premio di maggioranza per la coalizione che fosse arrivata prima. Non ci hanno ascoltato e il risultato è questa situazione confusa. Una cosa però è certa: Fratelli d’Italia, con i suoi 50 parlamentari eletti, ribadisce l’impegno preso con gli elettori: non siamo disponibili a governi diversi da quello di centrodestra. Ben venga il sostegno esterno di chi voglia condividere le priorità del centrodestra: riduzione delle tasse, contrasto all’immigrazione clandestina, maggiore sicurezza, aiuto agli italiani in difficoltà”. Lo scrive scrive su Facebook la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

Elections: Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia)

“Il Popolo della Famiglia: se lo conosci, lo eviti”

In rete si perde tanto tempo prezioso. Ed il tempo, invece, va utilizzato bene poiché esso è dono di Dio. Ed in rete, precisamente in una pagina facebook chiamata testualmente “Il Popolo della Famiglia: se lo conosci, lo eviti” (esiste davvero. E non l’ho “creata” io, giuro) ho trovato una notizia, diciamo così.

Intanto eccovi uno screenshot della Pagina in questione (non si sa mai: a volte facebook cancella, rimuove, sospende eccetera):

pagina fb se lo conosci lo eviti

Dicevamo, la notizia: con allegata una foto ecco il testo del post: “Il Presidente PDF preannuncia il suo ritiro dalla politica e per la successione propone sua figlia Livia, forte di 1194 preferenze ricevute alle Regionali del Lazio nella lista di Pirozzi. Proprio un affare di famiglia, verrebbe da dire. 
Ma… aspettate aspettate… quel Pirozzi è lo stesso che sta aprendo ad un’alleanza con il Pd? (leggi qui: http://roma.repubblica.it/…/regione_lazio_pirozzi_apre_a_z…/). 
Vuoi vedere che il passato proprio passato non è?” 

Da come ho capito (magari ho compreso male e sono pronto ad avere chiarimenti ed a pubblicare rettifiche) il capo del Pdf starebbe per lasciare il timone del partito ad una sua figlia (tale Livia Adinolfi). E poiché questa giovanissima ragazza nelle recenti elezioni Regionali nel Lazio era candidata non con il PDF ma con una lista (quella del candidato Presidente Pirozzi) ecco che gli autori del post pare che ipotizzino una sorta di “inciucio” in vista: si paventa, infatti, una alleanza di Pirozzi col Pd che è l’ex partito dello stesso Adinolfi (anzi: uno dei padri fondatori del partito di Monica Cirinnà e Scalfarotto, di Valeria Fedeli e Matteo Renzi, di Maria Elena Boschi e Walter Veltroni, quest’ultimo uno dei “mentori” di Marione).

Ed ecco che il post (che trovate cliccando QUI ) si conclude con la frase “Vuoi vedere che il passato proprio passato non è?”.  Ai posteri l’ardua sentenza ed ai nostri lettori un commento.

Senato, Collegio Roma 1 : priorità assoluta sconfiggere la cultura della norte

Collegio senatoriale Roma 1, la candidata del centrosinistra è Emma Bonino (ed ogni ulteriore commento è persino inutile), il candidato del centrodestra è il giovane cattolico romano Federico Iadicicco (da sempre impegnato sul fronte della vita e della famiglia). Poi vi sono gli altri candidati.

Ragionevolmente solo uno dei due può vincere in questo collegio uninominale ed anche i sondaggi confermano questo dato: Iadicicco e la Bonino sono ad un testa a testa che potrebbe decidersi per pochi voti. Centinaia o addirittura decine.

In concreto la peggiore abortista d’Italia, colei che nella vita ha sempre e solo avversato e combattuto i sani principi della civiltà scardinandola col divorzio (piaga allarmante) colla droga (veleno mortale) e coll’orribile aborto (da lei praticato in modo bestiale. E ne darà conto a Dio) potrà vincere in quel Collegio (Roma 1 – Senato) per pochi voti.

E’ pertanto necessario –direi indispensabile- che il voto dei cattolici converga sul candidato Federico Iadicicco. Perché la vita deve vincere sulla morte.E la Bonino, per noi cattolici, è l’emblema della cultura della morte.

Ebbene, in quello stesso Collegio senatoriale (Roma 1), fra gli altri candidati all’uninominale c’è Mario Adinolfi (PDF). Il tentativo di questo piccolo partito di provare a superare lo sbarramento del 3% è oggettivamente impossibile. Questo significa che in molti collegi, dove il candidato vincente si può decidere per una manciata di voti, ogni voto risulta decisivo.

Ma fermiamoci a Roma 1 : i cattolici romani sanno che ogni voto non dato a Iadicicco favorisce la Bonino in modo significativo? Anche cento, 50, trenta voti al PDF manderanno in Parlamento Emma Bonino. Con quale coscienza un cattolico può deliberatamente farlo?

Ed infine lasciamo la parola allo stesso Federico Iadiciccochi intende votare per il ‘Partito della famiglia’ prenda atto che la sfida dei collegi uninominali oggi è tripolare. Ci sono solo tre candidati che possono vincere, anche con un solo voto in più dei concorrenti: quello di centro-sinistra, quello di centro-destra, quello del Movimento 5 Stelle. In modo particolare nel Collegio uninominale per il Senato di Roma 1, l’unico che ha la possibilità di battere gli esponenti del centro-sinistra e dei grillini, ambedue legati alla cultura relativista, sono io. E coloro che dovessero scegliere il ‘Partito della famiglia’ non possono non essere coscienti di togliermi voti che possono essere decisivi per la sconfitta del nostro comune nemico antropologico. Allora mi chiedo: perché? Perché lo fanno?

Gia. Perché lo fanno?

STEFANO PARISI: SERIETÀ E COMPETENZA AL GOVERNO DELLA REGIONE LAZIO

Alla chiusura della campagna elettorale Giovanni Palladino, Segretario del Movimento Sturziano “Servire l’Italia” fa delle considerazioni. E bisogna dire che non fa sconti a nessuno. Con garbo ma le suona e le canta un po’ a tutti. A chi legge il compito di condividere o meno. Ma il centro delle sue riflessioni riguardano il Candidato del centrodestra a Presidente della Regione Lazio ossia Stefano Parisi leader di EPI – Energie per l’Italia verso cui Palladino compie un vero e proprio endorsement (“è un professionista della buona amministrazione, sia nel settore privato che in quello pubblico, dove ha lavorato con ottimi risultati per circa 40 anni, acquisendo quella esperienza del ben fare che ogni uomo politico dovrebbe avere prima di presentarsi agli elettori”). 

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Prima di lasciarvi alle parole di Palladino un piccolo inciso riguardo Matteo Salvini verso il quale egli scrive “Ma sarà disposto a riprendersi in casa la prima moglie?” con un chiaro riferimento alla situazione coniugale irregolare del leader della Lega. Nulla da eccepire. Anzi: finalmente qualcuno dice chiare queste cose. Una decina d’anni fa, in privato, feci delle considerazioni analoghe riguardo Casini. E Palladino mi rispose che Casini, sebbene adultero,  -cito a memoria e spero di non sbagliare- era comunque un uomo politico di spicco e  genero di uno dei più grandi imprenditori italiani. Confesso che ancora oggi ho difficoltà a capire quella risposta. E comunque sia: ben venga tale opera di trasparenza sulla morale degli uomini politici. Personalmente è un quarto di secolo che mi batto con tale preciso obiettivo. Avrò da oggi un “alleato” in Palladino? Lo spero!

 

STEFANO PARISI: SERIETÀ E COMPETENZA AL GOVERNO DELLA REGIONE LAZIO

di Giovanni Palladino 

Credo che mai come in questa campagna elettorale sia emersa con tanta chiarezza la scandalosa “leggerezza” della nostra classe politica, sia a destra che a sinistra. Il record negativo è stato battuto da Di Maio con una lunga serie di ‘gaffe’, fra le quali l’idea di comunicare in anticipo a Mattarella la composizione del suo governo, anche se non è affatto scontato che il leader grillino sarà chiamato  per primo a tentare di comporlo. È comunque un’utopia pensare che questo eventuale tentativo possa avere successo, perché Di Maio dice che i partiti, ai quali si dovrà per forza rivolgere per avere la maggioranza, dovranno sostenere il suo governo senza richiedere alcuna poltrona ministeriale. Ma i “soccorritori” non lo accetteranno.

Poi ha scelto come slogan elettorale tre verbi: PARTECIPA, SCEGLI, CAMBIA. Ma non sono
verbi coniugati democraticamente dalla numerosa base della piattaforma Rousseau, che non ha avuto alcuna voce in capitolo nella scelta degli sconosciuti papabili al governo Di Maio.
Salvini giura non solo sulla Costituzione (atto che dovrebbe comunque fare davanti a Mattarella), ma anche sul Vangelo: “Come capo del governo mi impegno a rispettare i loro valori e i loro principi” ha detto. Ma sarà disposto a riprendersi in casa la prima moglie? Don Sturzo sosteneva che l’uomo politico non poteva disporre del privilegio di avere due morali, una privata a suo piacimento e una pubblica irreprensibile o viceversa. La morale è una sola e deve essere davvero… morale.
Berlusconi, tra una barzelletta e l’altra, ammonisce gli elettori di non cadere nella trappola dell’inesperienza di Di Maio, ma la storia ci dice che la sua esperienza in politica non ha dato grandi risultati. E nel suo partito non sono mai emersi validi eredi, l’unico erede è sempre lui, vita natural durante. Giorgia Meloni soffre del complesso di trovarsi tra Scilla e Cariddi, e vorrebbe smarcarsi dalla “stretta”. Va a farsi bella in Ungheria con Orban. Bel messaggio europeo…

La sinistra è in piena diaspora per il crollo della sua vecchia identità, che la storia ha dimostrato essere in contraddizione con la cultura della libertà responsabile. È probabile che gran parte degli assenteisti del 4 marzo verranno dai vecchi elettori di quel mondo antico. Renzi lo voleva rottamare, ma finirà per essere rottamato anche lui per mancanza di tatto e soprattutto per scarsa profondità di pensiero. Il 18 gennaio scorso a Caltagirone ha proclamato: “Noi liberi e forti vinceremo!”. Ma non ha mai letto una riga del pensiero sturziano…

In un tale gran caos di “leggerezza” e confusione, emerge in positivo la serietà e la competenza di Stefano Parisi, candidato alla presidenza della Regione Lazio. Parisi non è un professionista della politica, ma è un professionista della buona amministrazione, sia nel settore privato che in quello pubblico, dove ha lavorato con ottimi risultati per circa 40 anni, acquisendo quella esperienza del ben fare che ogni uomo politico dovrebbe avere prima di presentarsi agli elettori.

Stefano Parisi è il serio e competente professionista che ogni elettore vorrebbe vedere alla guida di un governo locale, regionale o nazionale. Lo voterò e per il bene della Regione Lazio mi auguro che vinca. La sua vittoria sarebbe un bel messaggio di speranza per l’inizio di un positivo cambiamento della politica in Italia. Basta con i ladri, con gli incompetenti, con i comici e con le ballerine!